Ex Wave, sorpresa di fine stagione

Ti arriva sul tavolo un disco e la copertina ti cattura. Roba che ormai succede di rado, in questi tempi stitici di copertine fatte con lo stampino. Bella, la copertina: un collage molto pop art in cui si riconoscono volti noti (Robert Smith dei Cure, Freddie Mercury dei Queen, e quello lì forse è Marilyn Manson, e quello assomiglia a Adam Ant ma figuriamoci se è lui, e quello lassù in alto non è Keith Flint dei Prodigy? Poi ti colpisce il titolo, “Plagiarism”, uguale a quello di un gran disco degli Sparks in cui gli Sparks rifacevano se stessi (idea fantastica).
Ti dici: questo me lo porto a casa e me lo ascolto al primo lungo viaggio in auto.
Poi non resisti, lo apri già guidando verso casa, infili il dischetto nel lettore e quel che ne esce è una stranissima mistura di classica, elettronica, Art of Noise, rintocchi di Battiato, indefinibile e inetichettabile (il che alle mie orecchie è un pregio).
Non sto dicendo che questo “Plagiarism” è un gran disco – anche perché cose così non si possono né dire né scrivere al primo ascolto. Sto dicendo che è un disco “diverso”, non prevedibile, per il quale il “file under...” è aperto a diverse opzioni.
Allora sotto casa togli il disco dal lettore dell’auto, sali in casa e togli il libretto dalla confezione, e scopri alcune cose sorprendenti.
Intanto scopri che questi Ex Wave sono italiani, abruzzesi (questo lo scopri googlando): ma in fondo l’avevi pensato, che non fossero britannici, perché i brani cantati (nel disco, 18 tracce, ci sono anche parecchi strumentali) sono cantati in un inglese non proprio sonoro.
Poi scopri che il produttore esecutivo del Cd è Riccardo Vitanza, cioè l’uomo che ha forgiato il mito mediatico di Giovanni Allevi. E per chi conosce Vitanza, scoprire che ha deciso di spendersi su musiche come queste è una sorpresa – una bella sorpresa, giacché allo stato dell’arte le prospettive mainstream degli Ex Wave sono perigliose assai (a dispetto del fatto che oggi vada in radio un loro singolo, “Glenn Gould is dead”).
Infine, rifletti su un’altra scoperta, e cioè che Ex Wave è un duo, non una band: eppure in due soli producono una quantità di suono micidiale.
Non mi era capitato di ascoltare “Apri gli occhi”, il loro debutto discografico, datato 2009, ma mi è venuta voglia di andarlo a cercare.
Sono strani, e curiosi, e bizzarri, questi due tizi, Luca D’Alberto e Lorenzo Materazzo. Verrebbe anche voglia di conoscerli e domandargli un po’ di cose (Vitanza, questa NON è una richiesta di intervista, ne riparleremo semmai quest’estate): tipo, ma che musica ascoltate, visto che la musica che fate è così ibridata e così mutevole?
E verrebbe anche voglia di dirgli: però, ragazzi, al prossimo disco procuratevi una (o più) voci: va bene fare tutto da soli, ma a volte bisogna anche capire che non si può essere integralisti autarchici, altrimenti i risultati sono meno convincenti di quanto potrebbero essere.
Comunque, bene così, per il momento. Vediamo che succede. Complimenti e in bocca al lupo.
(Franco Zanetti)

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