Rock In Idrho 2011 con Foo Fighters e Iggy & the Stooges, il commento di Rockol

Iniziamo dalle questioni meramente pratiche: la Fiera di Milano (a Rho, per chi non viva all'ombra della Madonnina, ovvero a 20 minuti di macchina buoni dal centro città, ai quali vanno attaccati gli inevitabili 20 minuti di cammino dalla fermata della metro o dal parcheggio più vicino) è l'unico posto, nel capoluogo lombardo, dove un concerto si possa ascoltare ad un volume decente senza che comitati di quartiere o associazioni di residenti vari intervengano a rovinare la festa. L'area concerti allestita per Rock In idrho, è giusto dirlo, vanta un impianto di tutto rispetto, con un impianto di amplificazione ben distribuito (80mila watt per l'impianto principale, 24mila watt solo per il delay, ovvero le casse poste dietro al mixer) che permetta un ascolto ottimale anche senza rimanere invischiati nel pogo delle prime file.
Di contro, la distesa di asfalto che ha ospitato l'edizione 2011 del festival è pressoché letale, alle quattro di un assolato pomeriggio di metà giugno, e la scelta di riservare il "pit", ovvero l'area più vicina al fronte del palco, ai paganti che abbiamo acquistato il biglietto "vip" (ovviamente maggiorato) toglie un po' di quel fascino tutto democratico che porta i fan più devoti a bivaccare ore e ore davanti ai cancelli per conquistare un posto in prima fila. E' plausibile che un promoter voglia massimizzare gli utili, per carità, ma una tribuna con tutti i comfort (ad esempio, un bar riservato, un buffet dedicato) potrebbe evitare lo sgradevole colpo d'occhio del pubblico diviso tra paganti "più" e paganti ordinari.
Detto questo, passiamo alla musica e ai gruppi. Il Rock In Idrho ha funzionato, e pure bene, e le 30mila presenze (28mila i paganti, mica male, di questi tempi) sono lì a dimostrarlo. Onorevole la scelta di far aprire la kermesse ai band italiane (i Ministri in testa) provenienti da ambiti più vicini agli headliner che al mainstream nostrano: chi c'era, nel primo pomeriggio, ha avuto modo di osservare come il pubblico presente - per la maggioranza comprensibilmente devoto ai Foo Fighters - abbia apprezzato. Per il resto, il bill era uno di quelli che difficilmente avrebbe lasciato la piazza vuota: eccezion fatta per i Band of Horses - che comunque hanno fatto la loro figura, pur essendo (mutuando una di quelle orribili espressioni tanto care agli addetti al marketing) leggermente "fuori target" rispetto al resto del cartellone - il resto del cast non poteva che non fare presa sulle orecchie dei rocker decisi a prendersi un giorno di permesso per presenziare dal primo pomeriggio di un giorno infrasettimanale al festival.
I Flogging Molly sono una certezza: magari il loro nome non rimarrà scolpito nella storia del rock mondiale, ma per riuscire a far saltare diverse migliaia di persone su una distesa d'asfalto, sotto un solo sahariano, comunque ci vuole mestiere. Stesso discorso vale per gli Hives: la loro formula è talmente definita da risultare forse un po' ripetitiva alle orecchie degli ascoltatori più smaliziati, ma vedere un manipolo di svedesi vestiti da camerieri di ristorante di lusso sfornare riff micidiali a ripetizione con due ninja a fare da backliner e percussionisti (con la gradevole aggiunta dell'inedito estratto dal disco in uscita il prossimo anno) non è che da solo sarebbe valso il prezzo del biglietto, ma quasi.
I Social Distortion sono sempre loro: nessuna grande sopresa in scaletta, ma potenza e impatto, come è giusto aspettarsi. E poi ci sono i big. Iggy and The Stooges non si discutono. Tutto quello che abbiamo ascoltato oggi l'hanno inventato loro. L'Iguana, la voce, ce l'ha ancora. La band - con Mike Watt a fare da motore tra Scott Asheton e James Williamson - fa il suo lavoro. Certo, gli anni passano per tutti, e quando si passa alla storia per la vis selvaggia dei propri set l'età gioca inevitabilmente contro. Però fa bene, vederli in azione, se non altro per ricordarsi come il rock'n'roll, alla fine, non sia questione di produzione, staff e scenografie ma di una band che sappia macinare pezzi killer uno dopo l'altro.
E poi c'erano loro, i Foo Fighters. La loro presenza è stata la carta vincente del Rock In Idrho 2011: la recente uscita di "Wasting light" li sta rendendo il fenomeno rock mondiale live di quest'estate, e la loro unica data italiana per questa bella stagione è stata la marcia in più della kermesse meneghina. Dave Grohl e soci non si sono risparmiati, infilando nel loro set - oltre a brani nuovi di zecca come "White limo" - hit come "My hero", "Breakout", "Monkey Wrench", "Times like this" e "Best of you". Ben suonato, ben organizzato, con una setlist ottimanente calibrata: i Foos non hanno nulla che non vada, se non una certa prevedibilità, che - almeno agli occhi dei tanti radunatisi all'Arena Concerti della Fiera di Milano - può tuttavia essere considerata parte integrante dello spettacolo.
L'impatto -  ce lo hanno ricordato anche i Ministri, nel loro piccolo, quando li abbiamo incontrati dopo il loro set - in certi casi è tutto. E certi voli pindarici - se pur apprezzati, dai palati fini abituati ad ambiti decisamente più avantgarde - dopo dieci ore passati sotto il sole a volte fanno più male che bene.
In Italia, in sostanza, pare che il festival rock sia possibile. Il pubblico, anzi, rispetto agli anni passati, sembra essere più aperto e curioso anche nei confronti degli outsider, e questa è indubbiamente la novità più gradita di questo Rock In Idrho.
La palla, adesso, passa agli organizzatori. Che sono stati bravi, ad assemblare un cast del genere. Che ce l'hanno messa tutta, per offrire al pubblico un contesto il più adatto possibile, pur con tutti i punti deboli del caso. E ai quali adesso, spente le luci e l'impianto, si chiede di crederci e di far crescere una realtà del genere. Rischiando, se serve, perché un eventuale secondo giorno con un menù più sofisticato - per dire, con Arcade Fire e National come portare principali, tanto per fare due nomi a caso? - siamo convintissimi che avrebbe riscosso il medesimo successo. I 28mila paganti di oggi ci dicono che la cultura della musica dal vivo da queste parti c'è, anche se son tempi duri. Vediamo se l'anno prossimo riusciamo ad arrivare a 56mila?
(ga/dp)

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