Rock in IdRho, la diretta: il report del concerto dei Foo Fighters

Rock in IdRho, la diretta: il report del concerto dei Foo Fighters

Sembrano passate ere geologiche dall'ultima volta che i Foo Fighters hanno suonato a Milano: era il gennaio 2006, e riempirono il Mazda Palace - poi Palavobis, prossimo all'abbattimento - con il loro rock 'n' roll. Oggi hanno riempito un'arena da 30.000 persone. Un salto enorme, che colma il gap con l'enorme successo che hanno in Inghilterra, dove riempiono i parchi da tempi non sospetti.
E se lo meritano tutto questo successo, perché sono una delle migliori rock band, nel senso puro del termine, in circolazione. Stasera l'hanno dimostrato, fin dal muro del suono del terzetto iniziale "Bridges burning", "Rope", "The pretender".
Dave Grohl ha l'animo del metallaro, lo si capisce da come fa "headbanging", dai riff che piazza nelle canzoni, da come salta di qua e di là: è un eroe rock ordinario come nel ritornello di quella "My hero" piazzata molto presto nel set: "Here comes my hero/he's ordinary". Ad un certo punto si abbarbica ad un traliccio per suonare un assolo, per farvi capire il suo "modus operandi" sul palco. Non ha problemi a parlare (racconta di quando da ragazzino veniva a Milano a suonare al Leoncavallo), ma preferisce suonare. Ma non ha nemmeno grande imbarazzo nel presentarsi di fronte al pubblico "nudo", cioé armato solo di chitarra e voce, per intonare "Times like these" prima che il resto della band lo segua in una cavalcata rock a perdifiato. Ogni tanto la sua voce, complice anche la passione che ci mette, ha anche qualche passaggio a vuoto. Ma glielo perdoniamo.
Ad accompagnarlo ci sono due megaschermi con qualche effetto speciale e qualche luce appesa al palco che si muove, ma il fuocus è soprattutto sulla musica. Dave non ha problemi a lasciare la scena al batterista Taylor Hawkins, con il quale gioca spesso come in "Young man blues". Ma quando è lui davanti è in grado di riempire spazi enormi, di trascinare la band come un vero leader.
Niente bis, perché non avrebbe senso secondo lui. "Si suona finché non ci dicono che dobbiamo smettere", dichiara al pubblico masticando il suo immancabile chewing-gum. E poi ecco altri pezzi da novanta come "Best of you", la più cantata insieme a "Learn to fly", e la tesa "Monkeywrench", estratta dal secondo lavoro della band "The colour and the shapes". Ma ecco anche, inaspettata e selvaggia, la cover di "Tie your mother down" dei Queen con Grohl e Hawkins che si alternano alla voce.
I Foo Fighters ci sanno fare, non c'è dubbio: il loro rock, che a tratti però flirta in modo sin troppo esplicito con i ritornelli facili, è indubbiamente scritto e suonato con il cuore e dimostra di trascinare il pubblico con forza e sincerità. Infine, dopo una "All my life" devastante, tocca all'eterea "Everlong" chiudere definitivamente le danze. E tocca a Grohl soprattutto prendersi giustamente gli applausi degli entusiasti 30mila dell'Arena Concerti di Rho. I Foos sono un gruppo da "Stadium rock", usando una definizione un po' vintage ma quanto mai azzeccata. E non sono in tanti di questi tempi a saper esserlo in modo così convincente e genuino.

Setlist Foo Fighters:

"Bridge burning"
" Rope"
" Pretender"
"My hero"
"Learn to fly"
"White limo"
"Arlandria"
"Breakout"
"Cold day"
"I'll stick around"
"Stacked actors"
"Walk"
"Monkeywrench"
"Let it die"
"Generator"
"Times like these"
"Young man blues"
"Best of you"
"Skin and bones"
"All my life"
"Tie your mother down"
"Everlong"

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