iTunes Match: come Apple e le case discografiche 'monetizzano' la pirateria

Il servizio iTunes Match, che Steve Jobs ha presentato lunedì sera dal palco della Worldwide Developers Conference della Apple al Moscone Center di San Francisco e che entrerà in funzione a partire dal prossimo autunno, è già stato salutato da molti (discografici compresi) come una soluzione pratica e intelligente per iniziare finalmente a "monetizzare" i mancati guadagni generati dalla pirateria musicale. Funzionando secondo il metodo dello "scan & match", il programma incluso nel nuovo pacchetto iCloud mette a confronto le canzoni archiviate nel pc e nei dispositivi portatili di ciascun utente con quelle (18 milioni di titoli) incluse nel database del sistema e permette, in cambio di 25 dollari all'anno, di accedere "sulla nuvola" (e cioè in remoto e senza fili, via iPad, iPhone e iPod Touch) anche ai brani acquisiti da fonti diverse dal negozio digitale di Cupertino: in sostanza, e in grandissima maggioranza, a quelli scaricati da servizi peer-to-peer e altre sorgenti illegali, per di più trasformati nei formati di iTunes che garantiscono una migliore qualità audio. "Ci sono moltissime probabilità", ha spiegato Jobs, "che nel nostro negozio ci siano le canzoni che avete preso altrove" (e quando il sistema non le riconosce, ad esempio perché si tratta di registrazioni live piratate, è sempre possibile caricarle manualmente sul "locker" in grado di ospitare fino a 25 mila brani, esclusi quelli acquistati direttamente da iTunes).

    Il servizio iTunes Match, che Steve Jobs ha presentato lunedì sera dal palco della Worldwide Developers Conference della Apple al Moscone Center di San Francisco e che entrerà in funzione a partire dal prossimo autunno, è già stato salutato da molti (discografici compresi) come una soluzione pratica e intelligente per iniziare finalmente a "monetizzare" i mancati guadagni generati dalla pirateria musicale. Funzionando secondo il metodo dello "scan & match", il programma incluso nel nuovo pacchetto iCloud mette a confronto le canzoni archiviate nel pc e nei dispositivi portatili di ciascun utente con quelle (18 milioni di titoli) incluse nel database del sistema e permette, in cambio di 25 dollari all'anno, di accedere "sulla nuvola" (e cioè in remoto e senza fili, via iPad, iPhone e iPod Touch) anche ai brani acquisiti da fonti diverse dal negozio digitale di Cupertino: in sostanza, e in grandissima maggioranza, a quelli scaricati da servizi peer-to-peer e altre sorgenti illegali, per di più trasformati nei formati di iTunes che garantiscono una migliore qualità audio. "Ci sono moltissime probabilità", ha spiegato Jobs, "che nel nostro negozio ci siano le canzoni che avete preso altrove" (e quando il sistema non le riconosce, ad esempio perché si tratta di registrazioni live piratate, è sempre possibile caricarle manualmente sul "locker" in grado di ospitare fino a 25 mila brani, esclusi quelli acquistati direttamente da iTunes).

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