I Guano Apes in Italia: 'non etichettateci'

I Guano Apes in Italia: 'non etichettateci'
Milano, Lunedì 13 Novembre, Alcatraz

E' minuta, Sandra Nasic, la rockstar che non si sente tale e che nasconde la sua femminilità dietro a calzoni larghi, a una felpa sportiva e scarpe comode che l'hanno fatta saltare in alto come in preda ad un dolore fisico lancinante. Sul palco della discoteca Alcatraz, davanti ad un buon numero di ragazzi che indossavano maglie di band come No Use For A Name e Korn, la ragazza acqua e sapone della scena rock tedesca ed il suo gruppo, il quartetto Guano Apes, ha voluto dimostrare di saper giocare con la musica tesa ed energetica della migliore tradizione metal-punk. E ci riesce anche bene, la ventiseienne biondina che sfoggia una voce potente, a tratti maschile, e che si muove come un rapper nero contorcendosi tra i suoi compagni. "I vestiti migliori per me sono i più comodi", ci racconta, "e in quanto all'essere un sex symbol, proprio non mi ci vedo. Per fortuna ora dalle donne non si pretende più soltanto un'immagine fragile e sdolcinata".
Quando interroghiamo tre dei quattro membri della band nel loro camerino, uno stanzino di qualche metro quadrato con le pareti sporche, un sofà sgualcito ed un paio di bicchieri in un angolo, l'atmosfera che si crea è simile a quella che potremmo immaginare nel momento in cui si incontra, per caso, una vecchia conoscenza che si era dimenticata. I Guano Apes sono infatti davvero gentili e disponibili. Sebbene con la loro hit "Big in Japan", cover di un brano degli Alphaville e primo singolo estratto dall'album "Don't give me names", abbiano già ottenuto un buon successo (disco di Platino in Germania e piazzamenti nelle classifiche di tutta Europa, i Guano Apes mostrano un certo divertimento misto ad imbarazzo nel vedere tanta gente interessata a sapere cosa ne pensano di questo o di quello.
Sandra, Henning e Dennis, con la defezione del bassista Stefan Ude che per ignote ragioni non è presente al momento dell'intervista, suonano genuini proprio come la loro musica, sebbene a volte la durezza degli arrangiamenti sembri davvero troppo ricercata. A tratti sembrano addirittura teneri con i loro atteggiamenti da ragazzi che non conoscono la storia ma che guardano solo al presente, o, forse, al futuro: "Il Krautrock?". Rimangono allibiti, mentre gli domandiamo che impatto abbia avuto la musica tedesca degli anni '70 sul loro stile, e rispondono con un semplice "La qualità della musica in Germania oggi è buona, ma per un gruppo europeo è piuttosto difficile imporsi, perché la musica più ascoltata e comprata è quella proveniente dagli Stati Uniti".
Sembra strano, poi, tutto ad un tratto, vedere questi ragazzi solo pochi minuti prima così tranquilli catapultati sul palco a suonare canzoni rumorosissime, intrise di batteria e chitarra, dagli atteggiamenti "alternative rock", come si sono definiti poco prima del concerto. "Sì, ci consideriamo una band alternativa", dice il chitarrista Henning Ruemenapp, anche se poi Sandra sembra cambiare idea concludendo con un deciso: "Noi non vogliamo etichette". Così dopo un'ora e un quarto di musica non rimane altro che salutare il pubblico con un vecchio successo, "Lord of the boards", brano usato nel 1997 come sigla ufficiale per il Campionato Europeo di Snowboard in Austria.
Ma, si sa, anche gli alternativi a volte si concedono al marketing.
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