Enya in un giorno senza pioggia

Enya in un giorno senza pioggia
Gonna nera lunga, camicia di velluto nero, occhi neri e capelli corvini non bastano a fare di Enya una strega cattiva; il colore scuro imperante su di lei non riesce a togliere dal suo viso una dolcezza più vicina, piuttosto, a quella di una fata. “A day without rain” è il nuovo album (in uscita il 17 novembre) di cui l’artista irlandese parla nel salottino di una suite di un lussuoso albergo milanese. Un album (aperto dall’omonimo brano strumentale) il cui titolo “fa riferimento all’umore che aleggia in un giorno sereno senza pioggia. In Irlanda piove molto in tutte le stagioni! Abbiamo avuto tantissimi giorni in cui non ha fatto altro che piovere. Ma un giorno finalmente il sole è uscito fuori. Ed è stato allora che ho scritto la canzone che dà il titolo all’album; come altro avrei potuto chiamarlo?” Tento di spiegarle che ultimamente in Italia potremmo intitolarlo “Un giorno senza inondazioni”, ma sarebbe troppo lungo e passo ad altro. “A day without rain” ci riporta le eteree atmosfere dei dischi di Enya cinque anni dopo “The memory of trees” (in mezzo c’è stata l’antologia “Paint the sky with stars”) ma senza sostanziali variazioni nello stile della musicista/cantante/compositrice: musica visionaria ed evocativa, sospesa tra celtic-folk e new-age, ideale colonna sonora per un film. “In effetti la mia musica è sempre stata molto ‘visiva’" – conferma l’artista. "Ho iniziato con delle colonne sonore cercando di esprimere delle emozioni ancora prima di inserire la voce nella mia musica, la cui evoluzione è stata graduale. Sono sempre partita dalla melodia e dall’esplorazione di essa fino a lasciarmi trasportare verso il modo migliore per esprimerla. Questo ha portato allo sviluppo delle mie sonorità, anche se in realtà io non ho delle idee preconfezionate quando sono in studio ma ho una tela bianca sulla quale dipingere. Mi rendo conto di quanto il suono dei miei dischi sia coerente, ma ci sono diverse componenti nei miei album e la diversità delle canzoni è una cosa alla quale tengo molto”.
In effetti, dal 1988 ad oggi Enya ha venduto ben 44 milioni di dischi in tutto il mondo, con una media di oltre 10 milioni di copie per ogni album; cifre da far rabbrividire Michael Jackson e Madonna. Per cui, chi glielo fa fare di cambiare registro?
Il nuovo disco ha richiesto due anni di lavorazione, in cui Enya ha suonato tutti gli strumenti, oltre a cantare, e si è avvalsa del solito staff: Nick Ryan come produttore e Roma Ryan come autrice dei testi. Staff che lei considera fondamentale per la nascita e lo sviluppo della sua carriera: “Lavoriamo cinque giorni alla settimana nel nostro studio di Killiney, vicino a Dublino, dalle 10 alle 19. Il mattino è il momento in cui mi sento più ispirata: è il momento più eccitante e più congeniale al lavoro. Non sai cosa ti riserverà la giornata. Naturalmente le nostre aspettative sono sempre molto alte!”(ride) Enya è molto gelosa della sua musica, che non affiderebbe a nessun altro: “Se ho un’idea preferisco portarla avanti io piuttosto che spiegarla a qualcun’altro”. Ma è anche fiera del patrimonio culturale che la musica del suo paese porta con sè: “C’è molta musica in Irlanda; le tradizioni vengono passate di generazione in generazione e la scena musicale è sempre molto vivace. Sono contenta se trova posto anche al di fuori dei confini irlandesi”.
I temi dominanti del nuovo lavoro sono “la vita, l’amore e la natura. Il sole, la luna, le stagioni continueranno anche senza di noi. Ma ci sono anche altre considerazioni. Per esempio ‘Pilgrim’ è un invito a riflettere se il pellegrinaggio su cui siamo avviati è quello giusto per noi”. Il prossimo impegno di Enya sarà un evento televisivo “che ci darà la possibilità di verificare se è fattibile dal vivo un progetto ampio come quello che ho in mente”.
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