Scozia, nonna condannata a tre anni di carcere per file-sharing illegale

Ann Muir, infermiera cinquantottenne nonna di otto nipoti residente ad Ayr, in Scozia, è stata condannata a tre anni di reclusione - pena poi sospesa - per aver scaricato illegalmente dalla Rete tramite le piattaforme peer to peer l'equivalente di 54.000 sterline di file musicali: la donna fu arrestata dopo la segnalazione delle associazioni di categoria discografiche British Phonographic Industry (BPI) e International Federation for the Phonographic Industry (IFPI). Negli hard disc in possesso della Muir vennero trovati 7,493 mp3 e ben 24,243 file per karaoke. La sentenza, emessa ieri dal tribunale scozzese, è stata accolta con favore dalla BPI, che ha riconosciuto come "il download illegale selvaggio sia un reato grave, finalmente punito di conseguenza dalla legge". Di avviso diverso, ovviamente, l'avvocato difensore della donna, che ha specificato come i file scaricati siano stati utilizzati per attività non finanziariamente redditizie, e che il largo "consumo" di musica digitale facesse parte di una terapia per la ricostruzione dell'autostima in seguito ad una forte depressione. Il tribunale, preso atto delle obiezioni del legale, ha incluso nella sentenza un trattamento psicologico per la condannata.

    Ann Muir, infermiera cinquantottenne nonna di otto nipoti residente ad Ayr, in Scozia, è stata condannata a tre anni di reclusione - pena poi sospesa - per aver scaricato illegalmente dalla Rete tramite le piattaforme peer to peer l'equivalente di 54.000 sterline di file musicali: la donna fu arrestata dopo la segnalazione delle associazioni di categoria discografiche British Phonographic Industry (BPI) e International Federation for the Phonographic Industry (IFPI). Negli hard disc in possesso della Muir vennero trovati 7,493 mp3 e ben 24,243 file per karaoke. La sentenza, emessa ieri dal tribunale scozzese, è stata accolta con favore dalla BPI, che ha riconosciuto come "il download illegale selvaggio sia un reato grave, finalmente punito di conseguenza dalla legge". Di avviso diverso, ovviamente, l'avvocato difensore della donna, che ha specificato come i file scaricati siano stati utilizzati per attività non finanziariamente redditizie, e che il largo "consumo" di musica digitale facesse parte di una terapia per la ricostruzione dell'autostima in seguito ad una forte depressione. Il tribunale, preso atto delle obiezioni del legale, ha incluso nella sentenza un trattamento psicologico per la condannata.

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