EMI e Warner rinunciano all'accordo?

EMI e Warner Music sarebbero in procinto di rinunciare definitivamente ai progetti di fusione annunciati per la prima volta nel gennaio scorso (vedi news). Lo sostiene James Harding, media editor di FT.com (il sito Internet del Financial Times) in un articolo pubblicato in rete martedì 7 novembre. I vertici delle due major discografiche, che il mese scorso avevano ritirato la loro proposta originale di joint venture per timore di una bocciatura da parte delle autorità antitrust europee (vedi news), avevano in un primo momento annunciato l’intenzione di rivedere i loro piani in modo da evitare ogni ostacolo da parte degli organi preposti alla tutela della concorrenza. Ma ora, secondo Harding, si sarebbero accorti che una fusione “monca” non converrebbe né all’una né all’altra parte.
Per quanto non confermata, la notizia sembra aprire le porte a soluzioni alternative e a nuovi scenari che vedrebbero una o entrambe le società accasarsi con partner differenti. Fonti bene informate sostengono che la EMI sia alla ricerca di un’alleanza in grado di rafforzare la sua posizione sul mercato musicale nordamericano, e che in questo senso una partnership con la Jive di Clive Calder (che detiene una market share del 7 % sul mercato USA) potrebbe rappresentare una soluzione ideale. Un’altra opzione a disposizione di EMI sembra essere la ricerca di un matrimonio di interesse con qualche studio hollywoodiano, che potrebbe portare nuova linfa al suo business delle edizioni musicali. D’altra parte in corsa resterebbe anche la BMG del gruppo Bertelsmann, particolarmente aggressiva sul mercato dopo l’accordo con Napster e la rivoluzione annunciata ai vertici dell’azienda (vedi news). Thomas Middelhoff, numero uno del gruppo tedesco, intrattiene anche ottimi rapporti con Steve Case, presidente di America Online, e non si esclude quindi che, persa definitivamente la EMI, Warner Music (a sua volta legata ad AOL) decida proprio di rivolgersi a Bertelsmann/BMG per creare un’alleanza strategica destinata a un ruolo leader nel campo della distribuzione di musica in formato digitale. Tutte ipotesi, per il momento: ma che fanno presagire un inverno caldo per l’industria musicale.
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