Warner Music, contro la vendita a Blavatnik anche una class action

La presenza di una o forse due offerte economicamente più convenienti per la vendita di Warner Music (la prima avanzata dalla cordata Sony/ATV-Ron Perelman-Guggenheim Partners, la seconda dall’asse familiare Gores Group/Platinum Equity), rispetto a quella risultata vincente di Access Industries, continua a irritare i piccoli azionisti della società. Cosicché, dopo il ricorso presentato presso un tribunale del Delaware da Barbara Varipapa, sul tavolo della Corte Suprema di New York è arrivata in queste ore una class action coordinata dalla ditta legale Brower Piven. Le motivazioni sono le stesse: la “consegna” di Warner nelle mani dell’imprenditore Len Blavatnik, già azionista e consigliere di amministrazione della major nonché amico personale del presidente/ceo Edgar Bronfman Jr., sarebbe viziata da considerazioni che poco hanno a che fare con l’opportunità economica e che finiscono per danneggiare gli investitori. Che poi gli azionisti insoddisfatti possano riuscire a bloccare l’operazione è tutt’altro discorso. Bronfman e le banche che lo hanno appoggiato nella vendita controllano la maggioranza delle azioni (56 %), e dunque anche dei voti in sede di cda. E un tribunale potrebbe comunque dar loro ragione, sostenendo che nella scelta del compratore il valore economico dell’offerta è solo uno degli elementi da prendere in considerazione, accanto alla valutazione dei  fattori di rischio (come quello che si correrebbe cedendo la società a un acquirente come Sony, già troppo potente sul mercato musicale per non incorrere  nelle eccezioni degli organi Antitrust).

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