Music cloud, ad Apple mancano le liberatorie di Universal, indies ed editori?

Secondo fonti rigorosamente ufficiose, i programmi di Apple sul fronte della “music cloud” hanno ottenuto il benestare di tre delle quattro major (Warner Music, EMI e – ultima in ordine di tempo – Sony Music, mentre la sola Universal Music non avrebbe ancora firmato un contratto di licenza). Ma il ruolino di marcia, scrive il sito Digital Music News, è molto più lento per quanto riguarda le trattative con le etichette indipendenti e gli editori musicali. Tra coloro che non hanno ancora firmato le liberatorie, assicurano le fonti sentite dal notiziario online, figurano gli associati al consorzio Merlin, che rappresenta molte delle indies più importanti (tra cui Beggars Group, Tommy Boy, Naive e Kontor)  nelle negoziazioni che riguardano i diritti e che spesso in passato ha denunciato una disparità di trattamento tra imprese di grandi dimensioni e aziende medio-piccole. Quanto al settore del publishing, è stato lo stesso presidente della NMPA (National Music Publishers’ Association) David Israelite a dichiarare a Digital Music News di non essere a conoscenza di nessun accordo di licenza con gli editori musicali, anche se le trattative potrebbero essersi svolte privatamente con le singole società; né è chiaro se gli accordi sottoscritti con le major includano anche le loro divisioni editoriali.  La conclusione? Difficile che la scadenza ravvicinata del 6 giugno (data della prossima Worldwide Developers Conference della Applea San Francisco) possa coincidere con il lancio operativo della piattaforma.

    Secondo fonti rigorosamente ufficiose, i programmi di Apple sul fronte della “music cloud” hanno ottenuto il benestare di tre delle quattro major (Warner Music, EMI e – ultima in ordine di tempo – Sony Music, mentre la sola Universal Music non avrebbe ancora firmato un contratto di licenza). Ma il ruolino di marcia, scrive il sito Digital Music News, è molto più lento per quanto riguarda le trattative con le etichette indipendenti e gli editori musicali. Tra coloro che non hanno ancora firmato le liberatorie, assicurano le fonti sentite dal notiziario online, figurano gli associati al consorzio Merlin, che rappresenta molte delle indies più importanti (tra cui Beggars Group, Tommy Boy, Naive e Kontor)  nelle negoziazioni che riguardano i diritti e che spesso in passato ha denunciato una disparità di trattamento tra imprese di grandi dimensioni e aziende medio-piccole. Quanto al settore del publishing, è stato lo stesso presidente della NMPA (National Music Publishers’ Association) David Israelite a dichiarare a Digital Music News di non essere a conoscenza di nessun accordo di licenza con gli editori musicali, anche se le trattative potrebbero essersi svolte privatamente con le singole società; né è chiaro se gli accordi sottoscritti con le major includano anche le loro divisioni editoriali.  La conclusione? Difficile che la scadenza ravvicinata del 6 giugno (data della prossima Worldwide Developers Conference della Applea San Francisco) possa coincidere con il lancio operativo della piattaforma.

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