Mercato discografico: l'Italia perde il treno dell'Europa?

I più recenti dati di vendita raccolti dalla federazione internazionale dell’industria discografica, IFPI, confermano che il nostro mercato è stato il più debole tra i 15 dell’Unione Europea nella prima metà del 2000, perdendo ulteriore terreno nei confronti dei paesi più evoluti sotto il profilo dei consumi musicali: in termini di mercato reale, e cioè di CD e cassette vendute, l’Italia ha ottenuto la performance peggiore nell’ambito dell’UE (- 5 %), un dato tanto più allarmante se si pensa che solo altri due paesi, Belgio e Norvegia, hanno evidenziato una flessione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre in qualunque altra nazione i risultati sono stati di segno positivo, dal minimo della Francia (+ 1 %) al massimo di Spagna e Danimarca (+ 21 %).
Meno brillante, ma falsato dalle fluttuazioni dei cambi, l’andamento dei fatturati, calcolati in dollari USA: la forza della moneta americana ha portato a un decremento in 12 mercati su 15, con l’Italia (- 13 %) raggiunta in questo caso dalla Finlandia e sopravanzata dalla Germania (- 14 %): uniche eccezioni al trend negativo, la Gran Bretagna (+ 1 %), la Svezia (+ 6 %) e l’Irlanda (+ 8 %). Il primo semestre 2000 è stato complessivamente un periodo abbastanza soddisfacente per la discografia europea, che ha raccolto risultati superiori a quelli del mercato mondiale (+ 3 % in valore, + 6 % in volumi di vendita) mostrandosi in pieno recupero rispetto alla prima, disastrosa parte del 1999. Italia, appunto, esclusa: staremo a vedere se la seconda parte dell’anno, scandita dal ritorno in scena di alcuni dei “pesi massimi” del pop nazionale, saprà ribaltare la situazione.
Music Biz Cafe, parla Paolo Salvaderi (Radio Mediaset)
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