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23/10/2000
John Mellencamp scrive un musical con Stephen King
Stephen King and John Mellencamp hanno descritto a “Billboard” il musical che stanno scrivendo a quattro mani. Si tratta di una storia di fantasmi, ancora senza titolo, la cui idea iniziale è stata concepita – stranamente – da Mellencamp, e non dall’autore di “Shining”. Questi è da tempo un ammiratore del rocker, ed ha accettato volentieri l’invito a collaborare con lui. “Come tutti, penso sia un grande. Viene dal Midwest, e ha questo gradevole modo di fare da ‘gente comune’... Mi trovavo in Florida quando John è venuto a trovarmi per parlarmi dell’idea. E’ una faccenda di spettri, e questo spiega perché ha pensato a me, immagino”. Racconta Mellencamp: “Si tratta di due fratelli, di 20 anni circa, molto competitivi e in pessimi rapporti. Il padre li porta in un capanno dove, anni prima, i suoi fratelli maggiori, che si odiavano allo stesso modo, si sono uccisi l’un l’altro. Il luogo è abitato dai loro fantasmi e da altri ectoplasmi. I quali parlano e cantano le loro canzoni al pubblico. Non dirò altro, a parte il fatto che durante la commedia si apprendono molte cose sulla famiglia. Ho già scritto quattro pezzi, ognuno composto pensando alla personalità e all’età del personaggio che la interpreta. Ogni personaggio canterà a nome della sua generazione. Quando toccherà al 18enne, sarà un rap. Quando toccherà a un 70enne, canterà in stile Sinatra o country. Voglio che ci sia ogni tipo di musica che gli americani hanno inventato… Il nostro obiettivo è finire, qualche giorno, a Broadway, ma non partiremo da lì”, ha concluso il “Cougar”. Lo scrittore dice di non aver paura delle stroncature. “Ci siamo detti: perché no? Abbiamo parlato molto del fiasco di ‘Capeman’ di Paul Simon. Non ha funzionato. Ma il nostro potrebbe avere più fortuna. E John comunque è il tipo che ha il coraggio di dire: ‘Può anche non funzionare, ma facciamolo lo stesso’”. Cougar conclude: “Sicuramente faremo qualche errore, ma fa parte del divertimento. La cosa grandiosa è che io e Steve non siamo affatto costretti a farlo”.