Intervista ai Vaccines: "Le attenzioni dei media? Noi pensiamo solo alla musica"

Intervista ai Vaccines: "Le attenzioni dei media? Noi pensiamo solo alla musica"

Quando la rivista NME ha definito il tuo gruppo "I nuovi Libertines" dopo che hai pubblicato solo un singolo, la pressione sale e gestirla è tutt'altro che semplice. Questo è stato l'arduo compito dei Vaccines che, prima ancora di dare alle stampe il loro disco d'esordio, si sono trovati in una condizione invidiabile ma piuttosto stressante: essere già una band di successo. Il gruppo inglese originario di Londra ne era consapevole, ma non si è fatto troppo condizionare: il risultato è stato "What did you expect from the Vaccines?", un bell'album indie con canzoni brevi, secche e dirette come “Wreckin' bar (ra ra ra)” e “If you wanna”.

Rockol ha raggiunto al telefono il bassista della band Árni Hjörvar, che ci ha raccontato il progetti presenti e futuri del quartetto direttamente dalle rive del Tamigi.
"Non ci saremmo mai aspettati che tutto andasse così bene, sinceramente. Sin da subito abbiamo sentito la pressione da parte dei media, una cosa che ti spaventa perché non la puoi controllare", confessa  Árni, "Ma noi avevamo una grande fortuna da questo punto di vista: le canzoni erano già scritte e ci siamo dovuti concentrare solo per registrarle il meglio possibile". "La cosa più incredibile poi è che non abbiamo mai suonato in un locale vuoto, come capita a tanti gruppi esordienti", prosegue il musicista, "Abbiamo capito di aver fatto veramente il botto quando ci siamo trovati a riempire il Lowry Ballroom di New York e ci hanno detto che tra il pubblico c'era anche Debbie Harry dei Blondie. Roba da non credere, la nostra musica ci aveva preceduti anche lì".
Il titolo che il gruppo guidato dal cantante e chitarrista Justin Young ha scelto suona molto azzeccata. "What did you expect from the Vaccines?" è un piccolo manifesto programmatico, che con grande ironia sembra voler cancellare in un solo colpo tutta al pressione accumulata. "Sono contento del titolo che abbiamo scelto per l'album, lo trovo azzeccato: è divertente ma anche classico in un certo senso", risponde il bassista, "Il nostro obiettivo era di sdrammatizzare, ma anche di ricreare un gusto vintage, un po' come negli anni del twist e del pop anni '60, una cosa alla `Meet the Beatles´ per capirci".
Quali sono i gruppi che più hanno influenzato lo stile dei Vaccines? La "solita" stampa li ha da subito accostati a Ramones (soprattutto per la durata spesso breve delle loro canzoni) e ai Jesus and Mary Chain. "Molti ci paragonano a questi gruppi, ma io non sono del tutto d'accordo. Intendiamoci, stiamo parlando di grandi band. Ma in realtà noi ci rifacciamo agli stessi gruppi a cui si ispiravano loro, quegli degli anni '50 e '60, come i gruppi pop prodotti da Phil Spector ad esempio", puntualizza l'artista, "In generale noi siamo `geek´ musicali, ascoltiamo di tutto senza fermarci mai. Ad esempio ci piace molto il primo punk degli anni '70, o l'hardcore degli anni '80. Un genere è bello quando nasce, nel momento in cui si esprime senza che nessuno abbia scritto le regole e viene tutto fuori in modo viscerale".




E guardando al presente, quali sono le band che Hjörvar preferisce? "Direi gli Strokes , che sono una delle migliori degli ultimi anni: `Is this it´ è un disco bellissimo e importante dal punto di vista culturale per tutto quello che è venuto dopo. Tra gli ultimi gruppi usciti mi piacciono i Male Bonding , i Crocodiles e i No Age per citare qualche nome. E spostandosi verso il pop devo dire che l'ultimo di Janelle Monae è bellissimo. Insomma c'è un sacco di ottima musica in giro".

I Vaccines il 3 settembre saranno in Italia, quando suoneranno all' I-Day Festival di Bologna insieme ad Arctic Monkeys , Kasabian e altri: "Non sono mai stato in Italia da musicista, ma solo da turista. La mia impressione è che sia un posto molto importante per la storia e la cultura europea, sono molto curioso di sentire il contatto con il vostro pubblico". Questo è un anno intenso per il gruppo, passato quasi sempre "on the road". Per i nuovi progetti discografici quindi ci sarà da aspettare la fine del tour. "Abbiamo cominciato a parlare di un nuovo album, ma non abbiamo ancora iniziato a lavorarci perché siamo sempre in giro e ci manca il tempo. Però penso che alla fine dell'anno ci ritroveremo per registrare qualcosa appena ne avremo l'occasione. Non vediamo l'ora", conclude Árni Hjörvar.
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