NEWS   |   World / 11/05/2011

Trent'anni fa l'addio a Bob Marley: il ricordo di Rockol

Trent'anni fa l'addio a Bob Marley: il ricordo di Rockol

Difficile trovare un personaggio più sfaccettato, complesso e frainteso di Bob Marley nel pantheon della musica mondiale. Perché lui, alfiere del reggae, la musica in levare diretta evoluzione dello ska e del rocksteady giamaicano, prima che un grande artista è stato - ed è ancora - un leader spirituale, una figura di riferimento - quasi messianica - per milioni di persone ai quattro angoli del globo: e in quanto simbolo, in tanti hanno cercato di appropriarsene, chi semplificando - e mistificando - la sua profonda spiritualità, chi riducendolo ad icona da santino, trasformandolo (a seconda dei casi) in baluardo delle più disparate cause più o meno nobili. Conviene quindi parlare di musica, a proposito di Robert Nesta: da "The Wailing Wailers" del 1965 a "Uprising" del 1980 - senza contare il postumo "Confrontation", uscito nel 1983 - si trovano pietre miliari come "Catch a fire", "Burnin'" e "Exodus", album destinati a cambiare la storia della musica, tutta la musica, ad influenzare generi e a farne nascere altri.
Il suo impatto sulla comunità artistica mondiale fu enorme: da Keith Richards (suo fan in tempi assolutamente non sospetti) a Paul McCartney (che ospitò nel video di "One love"), passando per Joe Strummer (che lo omaggerà, anni dopo, con una struggente rilettura di "Redemption song"), Bob Marley seppe conquistare il mondo con il suo inconfondibile songwriting prima ancora di ammaliare con la sua personalità ed il suo fascino le platee, portando un genere fino a qualche anno prima considerato di ultranicchia (quando ancora quella che adesso chiamiamo world music era materia per etnologi) a deflagrare presso il pubblico mondiale.
La sua eredità chi l'ha raccolta? I rocker impegnati come Ben Harper, schierati e socialmente consapevoli? I reggaeman suoi connazionali più intransigenti come Beenie Man, misogini, omofobi e dalle frequentazioni discutibili, che non si curano della cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo ma che continuano a sentire le pallottole fischiare nei vicoli di Trenchtown? Se non ci avesse lasciato in quel letto d'ospedale di Miami, l'11 maggio del 1981, probabilmente sarebbe stato lui a dircelo.
Probabilmente, però, il mondo della musica (e non solo) sarebbe stato talmente diverso da far suonare una domanda del genere per lo meno pretestuosa. A lui, figlio della contraddizione (letteralmente: padre bianco, ufficiale della marina britannica, e madre nera, poverissima, e quindi considerato un "mezza casta"), come la sua musica, dolcissima e spietata, i delfini sarebbero piaciuti poco. Anche perché a lui, gran appassionato di calcio, piaceva il gioco di squadra: "Let's get together to fight this Holy Armageddon / So when the Man comes there will be no no doom"...
(dp)

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