Case discografiche e radio regolano i conti sui diritti di broadcasting

Dopo anni di tensioni, scontri più o meno diretti e negoziati infruttuosi arriva finalmente a una svolta il braccio di ferro tra industria musicale e radio commerciali sull’annosa questione del pagamento dei cosiddetti diritti connessi, che le emittenti devono versare alle case discografiche per la messa in onda dei brani musicali. La situazione, in stallo dagli inizi degli anni ’90 (quando le major discografiche abbandonarono l’AFI per formare la FIMI) si è finalmente sbloccata con la firma di un nuovo accordo tra l’agenzia di collecting SCF (Società Consortile Fonografici) e la RNA, l’associazione di categoria che riunisce i network e le radio nazionali, annunciato dalle due parti nella giornata di giovedì 12 ottobre (pochi giorni prima era stato finalizzato un contratto analogo tra la stessa associazione dei radiofonici e l’AFI). Il contratto siglato tra RNA e SCF, valido fino al 31 dicembre di quest’anno, cancella ogni debito e insolvenza pregressa delle emittenti sulla base di una cifra forfettaria concordata tra le parti, e prepara il terreno a un nuovo negoziato che, a partire dal 2001, dovrà stabilire i criteri e le modalità di pagamento delle royalty di broadcasting, fissate da un decreto ministeriale in misura del 2% sugli introiti lordi di ciascuna emittente: l’obiettivo dei discografici è di arrivare entro dicembre o al più tardi per i primi mesi dell’anno prossimo a questo nuovo accordo che, secondo alcune fonti, dovrebbe fruttare alle case associate un incasso annuo vicino al miliardo di lire (da ripartire a metà con l’IMAIE, l’ente che rappresenta gli artisti). Quanto all’entità della cifra che le radio hanno accettato di sborsare per liquidare il pregresso insoluto, nessuna delle due parti in causa si sbottona. “Posso solo dire che la somma globale è stata calcolata prendendo come riferimento le stime sugli incassi potenziali di ciascun anno e che si tratta di una cifra economicamente importante”, ha detto a Rockol Ettore Del Borrello, direttore generale di SCF, l’ente presieduto dal presidente (dimissionario) di BMG Ricordi Franco Reali che dal febbraio di quest’anno si è staccato dalla FIMI per tutelare gli interessi economici delle case discografiche associate. “E’ un segnale di cambiamento importante per entrambi”, aggiunge Del Borrello a proposito dell’accordo: “per le radio, che manifestano la volontà di istituzionalizzarsi e di regolarizzare la loro posizione; e anche per la discografia, che dimostra di rendersi conto dell’importanza cruciale che i diritti, più dei supporti, rivestiranno nel futuro della musica registrata”. “Una soluzione andava trovata. Ora si tratta di aprire un nuovo tavolo di trattativa e trovare un’intesa concreta su modi e criteri con cui regolare il pagamento dei diritti nel prossimo futuro”, aggiunge Emanuele Ferrario, presidente di RNA (l’associazione raggruppa 14 emittenti, cioè tutte le reti nazionali con l’eccezione di Kiss Kiss e Radio Padania).
Fuori dalla partita resta invece, per il momento, la questione delle royalty che i webcaster sono tenuti a versare per il broadcasting digitale e on-line: “questioni per le quali non abbiamo ancora ricevuto mandato dalle case discografiche”, spiega Del Borrello. “Altri mercati europei, da quello britannico a quello francese, sono nella stessa situazione: ma siamo fiduciosi che anche questa materia rientrerà presto tra le competenze della nostra organizzazione”.
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