Gli hacker rispondono alla sfida: 'craccati' tutti i codici di protezione dell'SDMI

La sfida lanciata ai pirati informatici dalla Secure Digital Music Initiative ha sortito l’effetto desiderato. Malgrado le numerose invocazioni a boicottare il singolare concorso indetto dall’organizzazione, che prometteva un premio in denaro a chi fosse riuscito a “craccare” i codici di protezione dei file musicali sviluppati dai suoi tecnici e collaboratori (vedi news), centinaia di hacker hanno risposto all’invito riuscendo a violare tutti e quattro i sistemi di watermarking (e cioè di identificazione e protezione dei CD) sviluppati dalle società rimaste in lizza per la selezione dello standard finale, Verance, Blue Spike, CRL e Samsung/MarkAny. Obiettivo dei promotori dell’SDMI (consorzio creato da esponenti dell’industria discografica, dell’elettronica di consumo e dell’information technology per sviluppare sistemi di protezione della musica diffusa in ambiente digitale) è di ottenere un codice che permetta al singolo utente di copiare i CD in suo possesso ma impedisca la riproduzione dei file quando questi vengono distribuiti per posta elettronica o scambiati attraverso servizi di “file sharing” come Napster. I primi risultati della competizione, battezzata “Hack SDMI”, sono stati annunciati dal comitato giudicante ai membri dell’organizzazione nel corso di un meeting tenutosi a Los Angeles giovedì 12 ottobre. Ma non sono ancora definitivi, e dunque non si conoscono ancora i nomi dei vincitori: la “giuria” dell’SDMI, di cui fanno parte rappresentanti della Microsoft, di Sony Music Entertainment e dell’associazione dei discografici RIAA, deve ancora verificare se i file copiati eludendo i sistemi di protezione contengano audio di qualità accettabile, piuttosto che rumore bianco o musica riprodotta a velocità dimezzata. Sembra tuttavia probabile che diversi tentativi siano andati effettivamente a segno, così da mettere l’SDMI di fronte a tre possibili scelte per il futuro: chiedere alle aziende specializzate di ridisegnare ex novo i software di protezione, combinare le caratteristiche vincenti e le misure rivelatesi inattaccabili dei quattro sistemi in un unico standard oppure rinunciare del tutto all’inserimento dei codici di watermarking sui CD, alcuni dei quali, secondo gli esperti, rischiano di danneggiare la qualità audio e la facilità d’uso dei supporti senza fornire in cambio adeguate garanzie di protezione.
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