The Beatles Anthology: ovvero come un pasticcio di carne flambé diventa una 'figa ardente'

The Beatles Anthology: ovvero come un pasticcio di carne flambé diventa una 'figa ardente'
“Once upon a time there were three little boys called John, George and Paul…”. Così iniziava un articolo di John Lennon pubblicato sulla prima pagina del primo numero del quindicinale “Mersey Beat” (6-20 luglio 1961).
Il “Mersey Beat” - come è ben raccontato in “The beginning of the Beatles”, Omnibus Press, 1977 - era un giornale interamente dedicato alla scena musicale di Liverpool: fondato da Bill Harry, ebbe vita non molto lunga (una novantina di numeri, poco meno di quattro anni) ma aveva come collaboratori piuttosto regolari sia John Lennon sia Paul McCartney. Fin dal primo numero, appunto: che ospitava “Being a short diversion on the dubious origins of Beatles”, una ricostruzione degli inizi della carriera della band scritta proprio da John, nel suo peculiare stile fatto di giochi di parole e paradossi.
Nel secondo capoverso di quell’articolo si incontra la frase - che citiamo testualmente - “Many people ask what are Beatles? Why Beatles? Ugh, Beatles, how did the name arrive? So we will tell you. It came in a vision - a man appeared on a flaming pie and said unto them ‘From this day on you are Beatles with an A’. Thank you, Mister Man, they said, thanking him”.
Molti traduttori italiani hanno fornito di questa frase la stessa versione, fermandosi al primo significato letterale di “pie” e scrivendo: “Un uomo apparve su una torta fiammeggiante e disse loro: ‘Da questo momento in avanti voi siete Beatles, con una A’.” Versione corretta formalmente, ma inesatta: “pie”, infatti, significa anche “tortino, pasticcio”, specialmente di carne (una sorta di polpettone, per intenderci). E questa interpretazione è stata corroborata nel 1997 dall’uscita dell’album di Paul McCartney che si intitola proprio “Flaming pie”: sulla copertina, oltre ad una fotografia di Paul, compare infatti il disegno di un pasticcio di carne posato su un piatto e sormontato da tre fiammelle (come se fosse flambé).
I puristi, a questo punto, hanno avuto soddisfazione (anche se la maggior parte dei giornalisti italiani ha ostinatamente sostenuto che il titolo del disco significasse “torta fiammeggiante”: ma questa è un’altra questione).
Che c’entra allora “The Beatles Anthology” con tutto questo? Scusandoci per la lunga ma indispensabile prolusione, veniamo al punto. La versione italiana di “The Beatles Anthology”, da oggi in tutte le librerie, fornisce una nuova e sorprendente interpretazione di “flaming pie”. A pagina 41 e a pagina 62, infatti, “flaming pie” viene con baldanzosa sicurezza tradotto con l’inedita (e sorprendente) espressione “figa ardente”.
Ci siamo interrogati su come sia possibile che le sette traduttrici del volume (più la revisionatrice della traduzione, più la coordinatrice editoriale, più l’editor) siano giunte a questa interpretazione davvero rivoluzionaria. Evidentemente non conoscono, o non hanno tenuto in considerazione, la copertina dell’album di McCartney. A voler essere generosi, possiamo pensare che esse abbiano colto una (inesistente) analogia con “finger pie”: espressione usata nel testo di “Penny Lane” che (come correttamente spiegano Donatella Franzoni e Antonio Taormina in “Beatles - Tutti i testi 1962/1970”, Arcana Editrice, 1992) è “in gergo, già allora datato, un termine osceno riferito al sesso femminile” (quello che potremmo volgarmente tradurre “ditalino”).
Ma su un giornale come il “Mersey Beat”, nell’anno 1961, non sarebbe mai potuta apparire un’espressione a doppio senso tanto esplicitamente volgare. Né si vede come Lennon - che pure di immaginazione e inclinazione all’oscenità non era privo - potesse fantasticare di “un uomo su una figa ardente”, scrivendolo oltretutto su un periodico destinato al pubblico dei ragazzi di Liverpool (e il buon Bill Harry non l’avrebbe mai lasciato passare sulla prima pagina del primo numero del suo nuovo giornale).
Questo, almeno, è il nostro parere di filologi beatlesiani e (modesti) traduttori dall’inglese. Ci piacerebbe che la nostra segnalazione venisse recepita e, se del caso, contestata - carte alla mano - dalle dieci ragazze che hanno curato per Rizzoli l’edizione italiana di “The Beatles Anthology”. E attendiamo i pareri dei lettori e dei colleghi.
(FZ)
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