I giudici prendono tempo: Napster (per ora) resta in piedi

Il primo round del “match del secolo” tra Napster e l’industria discografica si è chiuso con un pareggio ai punti: in sostanza, Napster può continuare a tenere in vita il suo servizio di “file sharing” almeno per qualche settimana ancora, in attesa che i giudici prendano una decisione rinviata a data da destinarsi.
Sul “ring” di San Francisco, di fronte a una corte di appello formata da tre magistrati, i legali di Napster hanno ribadito il loro punto di vista, e cioè che l’industria discografica, rappresentata dall’associazione RIAA, vuole sopprimere il servizio per mantenere una “stretta mortale” sul lucrativo business della distribuzione musicale. Ancora una volta, gli avvocati della giovane società di Redwood City hanno invocato una sentenza del 1984 che sanciva la legittimità dell’uso dei videoregistratori per la copia privata, nonostante la potenziale violazione dei copyright che questo utilizzo comporta (vedi news): secondo le prime cronache, tuttavia, la tesi sarebbe stata contestata da uno dei giudici, Robert R. Beezer, sostenendo che una cosa è un apparecchio meccanico come un videoregistratore, un’altra una directory o compilation di canzoni protette da copyright come Napster. Intanto, in un’intervista rilasciata il giorno dell’udienza all’agenzia Reuters, il presidente di Napster Hank Barry si è di nuovo detto convinto di poter ancora trovare una soluzione di compromesso con l’industria discografica (che però ha appena rifiutato una offerta di 500 milioni di dollari che la web company avrebbe raccolto richiedendo un abbonamento mensile di 4,95 dollari ai suoi utenti).
“Il nostro – ha detto Barry – è un disaccordo in buona fede, e spero in una risoluzione che sia altrettanto in buona fede”. Di diverso avviso il legale della RIAA Cary Sherman, secondo cui difficilmente “il treno della causa giudiziaria verrà fermato”. Nell’imminenza dell’udienza di lunedì 2 ottobre, intanto, si è registrata un’affluenza record sul sito di Napster da parte dei fan, timorosi che il servizio potesse essere chiuso da un momento all’altro. Ciò che invece non è accaduto; tocca ora alla corte di San Francisco comunicare per iscritto, nei prossimi giorni (o settimane?) se intende dare esecuzione al provvedimento di sospensione del servizio disposto in luglio dal giudice newyorkese Marylin Hall Patel.
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