Concerti, il debutto di Jovanotti a Rimini (1)

Concerti, il debutto di Jovanotti a Rimini (1)

 

Sabato sono stato al primo concerto della mia vita. E siccome adesso ho poco più di sedici mesi, ho cominciato abbastanza presto. In realtà il primo concerto che ho visto, qualche settimana fa, è stato un concerto di un certo Polmeccarni che l’ha fatto in un posto che si chiama Niuiorsiti e non so dove si trova, ed è stato quando papà finalmente si è deciso a collegare il lettore dei dischi divudì alla televisione. Per provare l’impianto, ha detto lui, ha messo su questo divudì e ci è toccato vederlo tutto, a me e alla mamma. A me quel concerto lì è piaciuto abbastanza, però non c’erano dentro canzoni forti forti forti, di quelle che quando le sento tiro su il braccio e lo agito. Quando ero piccolissimo come una virgola, che ero ancora dentro nella pancia della mamma, mi ricordo che il papà metteva su apposta della musica per farmela ascoltare e soprattutto metteva la musica che lui chiama panc, che è una roba forte forte forte che mi divertiva molto, e allora mi muovevo tutto e agitavo il braccio, e infatti quando ero ancora dentro nella pancia della mamma mi chiamavano Ringo perché papà diceva che sembravo un batterista che batteva sulle pelli ma da dentro, e non da fuori. La mamma invece mi faceva sentire della musica più tranquilla di uno che lei diceva alle sue amiche che si chiama Mozart, che mi piaceva anche quella ma il panc mi piace di più. Poi dopo quando sono venuto fuori dalla pancia della mamma mi facevano ascoltare delle canzoni che mamma e papà dicevano che erano l’orchestra Maniscalchi, e a me piacevano molto, soprattutto quella che parla del gatto Maramao e quella che parla del pinguino innamorato. E ascoltavamo sempre anche le canzoni degli Abba, che a me piacevano e poi ero capace di pronunciare il nome e quando volevo sentire il disco dicevo abbabbabba. Però lì non capivo le parole.

Adesso in macchina, quando siamo da soli io e lui, il papà mi fa sentire la musica che piace a lui e che però piace anche a me, e la ascoltiamo a volume alto, e io anche in macchina anche se sono legato al seggiolino mi muovo e agito il braccio.

E tutte le ultime volte che siamo andati insieme io e lui a trovare i nonni a Brescia il papà ha sempre messo su il disco di uno che lui dice che lo conosce da tanto tempo e gli è molto simpatico e che si chiama Giovanotti, che però è un giovanotto soltanto, non tanti, e qualche volta il papà si sbaglia e lo chiama Lorenzo, ma io non glielo dico che si sbaglia perché papà è anziano e non ha più tanta memoria, però è anche permaloso e magari si offende. E quando mette su quel disco lì è divertente perché non lo ascolta tutto, ma ascolta solo le canzoni che gli piacciono di più e le canta insieme a Giovanotti mentre guida, che io sono anche un po’ preoccupato perché appunto papà è anziano ed è vero che guida sempre piano anche troppo, ma se si distrae è pericoloso, che la mamma glielo dice sempre e lui brontola. E comunque le canzoni che gli piacciono da cantare di quel disco lì che si chiama Ora sono soprattutto tre e sono Quando sarò vecchio perché dice che lui è già vecchio adesso e il suo amico Giovanotti ha proprio ragione per le cose che dice in quella canzone lì, e poi gli piacciono La bella vita che infatti piace anche a me perché è allegra e si sentono i tamburi, e poi gli piace tantissimo quella che piace di più anche a me che si chiama Il più grande spettacolo dopo il big beng e però mi fa un po’ paura perché io quando la sento rido e agito il braccio, ma il papà quando Giovanotti canta Siamo noi si gira per vedere se sono contento e non guarda la strada, e lui lo so che quando canta “io e te” pensa che il più grande spettacolo siamo io e lui e allora sono contento anch'io.
E insomma il papà ha detto alla mamma che voleva che il primo concerto vero della mia vita fosse il concerto del suo amico Lorenzo, che però voleva dire Giovanotti, e allora siamo partiti per venire in questo posto qui che si chiama Rimini e c’è il mare. Io il mare l’ho già visto perché quando ero nato da poco sono andato in un posto che si chiama Sanremo perché il papà era lì per lavorare, che però la mamma dice che lavorare è un’altra cosa, e non ascoltare i dischi e chiacchierare con i cantanti e fare tardi con i colleghi con la scusa di parlare di lavoro. Qualche volta anche il papà dice che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, e dice anche non dite a mia madre che faccio il giornalista, lei crede che faccia il pianista in un bordello, che io non so cos’è un bordello però papà quando dice questa frase poi ride da solo e quindi dev’essere una cosa buffa.
Allora siamo partiti quando io sono uscito dal corso di quaquaticità, che sarebbe che mi portano in piscina e io faccio l’anatra ed è per quello che si chiama quaquaticità. E siamo saliti sulla macchina arancione dove c’è anche il lettore divudì ma papà non ha ancora capito come funziona e così io non posso ancora guardare i cartoni. Appena siamo partiti il papà ha detto alla mamma che se non le dispiaceva lui doveva ascoltare dei dischi che si chiamano demo e che sono le canzoni che gli danno da ascoltare quelli che non sono famosi e vogliono diventare famosi, e la mamma ha detto che quando si era messa col papà, che sono passati quasi otto anni, pensava che lui le avrebbe fatto ascoltare tanta bella musica e invece. E allora hanno cominciato a discutere di questa cosa ma io non capivo quello che dicevano e allora mi sono addormentato.

Mi sono svegliato quando la macchina si è fermata.

Mamma è scesa e papà è rimasto con me, però lui era fuori dalla macchina e fumava il sigaro. Poi mamma è tornata e papà ha detto che andava lui dentro l'autogrill a bere un caffè, e poi quando è tornato siamo ripartiti. In macchina io mi sono annoiato e continuavo a chiedere quando arriviamo quando arriviamo, però mamma e papà quando parlo non mi capiscono, e io spero che imparino presto a capirmi perché sono stufo di dover sempre chiedere le cose quattro o cinque volte fino a quando loro capiscono quello che vogliono e mi rispondono giusto. Però poi finalmente siamo arrivati all'albergo, e lì papà ha cominciato a dire che dovevamo fare in fretta perché poi alle sette dovevamo ripartire per andare al concerto. Così ho avuto appena il tempo di farmi cambiare il pannolino e siamo scesi di sotto, dove c'erano un po' di persone che non conoscevo meno una, che è la zia Mari che ho già conosciuto a Sanremo. E siamo saliti tutti su una macchina molto grossa tutta nera, che ci ha portato nel posto dove si faceva il concerto. Lì ci hanno fatti entrare in una stanza dove c'erano delle cose da mangiare, e io ho mangiato tanto formaggio grana che mi piace molto, poi il papà ha detto che. le luci della centrale elettrica avevano cominciato e io non capivo cosa voleva dire, allora mi ha portato dentro un posto molto grande e pieno di gente dove c'era un palco e un ragazzo con la chitarra che cantava, però non lo ascoltava quasi nessuno, però lui cantava ugualmente come se lo ascoltassero tutti e cantava delle parole difficili. Papà ha parlato con lo zio Luca, che una volta è venuto a pranzo a casa da noi però ha portato lui la pizza, e si chiama anche Bernini, e gli ha detto peccato però, e zio Luca gli ha detto che di tutti i giornalisti che c'erano lì il papà era l'unico che era venuto dentro ad ascoltare Vasco. Io ho capito che Vasco era quel ragazzo sul palco, e che anche lui ha due nomi come Giovanotti e Lorenzo, e si chiama Le luci della centrale elettrica e Vasco, però non è quell'altro Vasco che ho sentito anch'io una volta in un disco del papà e che dice sempre eh... eh... eh...

Comunque poi il ragazzo con la chitarra ha finito di cantare e siamo tornati dentro a prendere la mamma e con tutti gli altri che erano ancora lì a mangiare e a chiacchierare ci hanno riportati dentro e ci hanno fatti sedere ai nostri posti, e io sono voluto restare in braccio alla mamma.

E a un certo punto quando il posto era tutto pieno di gente si sono spente tutte le luci e si è sentita una musica forte e poi si sono riaccese altre luci e ho visto il palco dove prima c'era il ragazzo con la chitarra che adesso era pieno di gente, e da una parte c'erano tanti strumenti musicali con le persone che erano lì per suonarli e dall'altra non c'era nessuno, poi è partita una musica che conosco e che si chiama Megamix e io la conosco perché è nel disco di Giovanotti che ascolto sempre col papà. 



E è arrivato anche Giovanotti in giacca e cravatta, e ha cominciato a cantare “E' questa la vita che sognavo da bambino?” e ho pensato che anche Giovanotti è stato bambino come me. Poi Giovanotti ha cominciato a correre ed è arrivato in mezzo alla gente e io pensavo che camminasse sulle teste della gente, ma il papà mi ha spiegato che c'era una passerella lunga in mezzo al palazzetto e Giovanotti correva su quella.

Papà scriveva su dei fogli di carta i titoli delle canzoni: la seconda non la conoscevo e papà ha scritto “Falla girare”, e ha detto alla mamma che è una canzone da Buon sangue che è il titolo di un disco di qualche anno fa che io non ero ancora nato, e poi Giovanotti ha cantato tutte di fila canzoni che invece conosco perché sono nel disco Ora e sono La porta è aperta, Amami, L'elemento umano che tutta la gente ha cantato insieme a Giovanotti e La notte dei desideri.

Intanto che lui cantava c'erano tante luci dietro ai musicisti perché c'erano sessantaquattro quadrati di luci che si accendevano e si spegnevano e dall'altra parte del palco c'era come una televisione ma grandissima dove si vedevano dei filmati e ogni tanto si vedeva Giovanotti che cantava, ma molto più grande di com'era lui sul palco.

Ogni tanto uno dei musicisti si allontanava dagli altri, e soprattutto lo faceva uno un po' strano tutto vestito d'oro, che papà mi ha detto che si chiama Saturnino e suona il basso, che è uno strumento che fa un bel rumore che senti con le orecchie ma anche con la pancia.

Poi sulla televisione grande grande si sono viste delle parole che erano queste: Ricorderai d'avermi atteso tanto, e il papà ha detto subito che erano una poesia di Ungaretti che si intitola La madre, e ha detto e avrai negli occhi un rapido sorriso, ma sulla televisione grande è uscito solo e avrai un rapido sorriso, ma secondo me aveva ragione il papà perché lui ha fatto il classico, e comunque la canzone che è cominciata subito dopo è quella che il papà nel disco salta sempre perché tutte le volte che la sente si mette a piangere un po' e io non capisco perché, e si chiama Le tasche piene di sassi, e papà ha detto alla mamma che Giovanotti quella canzone l'ha scritta per la sua mamma, non la mamma del papà ma la mamma di lui, di Giovanotti.

E quando Giovanotti ha cantato Mi hai lasciato da solo davanti a scuola, mi vien da piangere, arriva subito, il papà ha fatto finta di niente per non farsi vedere dalla mamma ma si è asciugato gli occhi perché era venuto da piangere anche a lui.

Poi le canzoni che sono venute dopo tutte le ragazze che c'erano lì le hanno cantate in coro, e sui suoi fogli il papà ha scritto Come musica e A te.

Poi ha cantato un'altra canzone che conosco, che si chiama Ora, e poi è andato via ed è tornato con un altro vestito e ha cantato una canzone che piace anche alla mamma, e lo so perché una volta che eravamo in macchina col papà e c'era anche la mamma lei gliel'ha detto, e si chiama Tutto l'amore che ho. E qui è cominciato un altro pezzo del concerto con le canzoni forti forti come piacciono a me, e infatti ho cominciato anch'io a alzare il braccio e a tenere il tempo che sentivo con le orecchie e con la pancia, e le canzoni erano Io danzo, che è nel disco Ora, Tempo, Non m'annoio e Tanto, dove Giovanotti faceva le domande, chiedeva Come va il mondo? e la gente rispondeva Bene!, poi ha cantato una canzone che si chiama Battiti di ali di farfalla e intanto che lui cantava sulla televisione grande c'erano due Giovanotti che facevano a pugni, e quel pezzo del concerto è finito con una canzone che mi è piaciuta, e papà ha detto che è un pezzo sempre fortissimo, e la mamma cantava anche lei, e si chiama L'ombelico del mondo, dove c'erano tanti tamburi, e poi mi sono ricordato che una volta sul suo computer papà mi aveva fatto vedere il video di quella canzone lì e l'avevamo cantata insieme. .

Poi la canzone dopo è quella che papà dice sempre che è una delle più belle canzoni degli ultimi dieci anni e si chiama Mi fido di te, e adesso che l'ho sentita anch'io penso che il papà ha ragione.

Dopo tutti i musicisti sono venuti in mezzo alla gente sulla passerella con degli strumenti in mano e hanno suonato dei pezzetti di canzoni che non so se il papà ha scritto giusto, e ha scritto che erano Bella, Ciao mamma, Punto, Piove, Il capo della banda, Dabadabadance, Attaccami la spina e Una storia d'amore, dove si è dimenticato un pezzettino delle parole.

Poi ha cantato Io lo so che non sono solo anche quando sono solo, che il papà ha scritto Fango ma secondo me si sbaglia perché anche la gente cantava Io lo so che non sono solo e rido e piango. E poi ha cantato la canzone che piace al papà che si chiama Quando sarò vecchio, però le parole non si capivano bene, e poi un'altra canzone che si intitola Ragazzo fortunato, dove a un certo punto ha detto Ci si schiaccia che papà ha detto che era una sua canzone vecchia vecchia e che era nel disco La mia moto, e si vedeva che Giovanotti era un po' stanco perché erano quasi due ore che correva e saltava e cantava e continuava a cambiarsi i vestiti, e poi ha cantato Il più grande spettacolo dopo il big beng e il papà era molto contento e anch'io anche se ormai avevo un po' sonno e in braccio alla mamma quasi mi stavo addormentando anche se c'era la musica alta alta. Mi ricordo solo che Giovanotti a un certo punto era tutto vestito di bianco e ha cantato una canzone che continuava a ripetere baciami ancora, baciami ancora, e alla fine sono quasi sicuro che ha cantato La bella vita perché mentre uscivamo e io proprio quasi dormivo sentivo il papà che ripeteva la bella vita l'afric sé scic, ma quando siamo saliti tutti sulla macchina grande nera io ormai ero proprio addormentatissimo, ma mi sono addormentato contento perché il concerto di Giovanotti mi è proprio piaciuto. E secondo me è piaciuto anche al mio papà e a tutti quelli che c'erano lì.

(Edoardo Zanetti)

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