Con 'The good, the bad and the funky' riapre il Tom Tom Club

Il duo che col debutto dell’insegna Tom Tom Club nel 1981 portò molti fans degli intellettuali Talking Heads a prendere la musica con più leggerezza, è tornato con un nuovo album. Chris Frantz e Tina Weymouth, coppia fissa nella vita e nella sezione ritmica della storica band, pubblicano "The good, the bad and the funky" a 8 anni da "DarkSneakLoveAction". Negli anni ’90 non sono stati con le mani in mano: costretti da David Byrne a sciogliere i Talking Heads, li hanno riformati con Jerry Harrison in un disco a nome Heads, e hanno prodotto i dischi di Shirley Manson, Ofra Haza e Los Fabulosos Cadillacs. Il nuovo disco rappresenta coerentemente la versione 2000 del progetto Tom Tom Club: musica verstile e piacevole sia da ballare che da ascoltare. C’è anche un brano, “Who feelin’it”, che è volutamente un aggiornamento della loro storica e campionatissima “Genius of love”: un elenco di musicisti cui “portare rispetto”, da James Brown a Otis Redding fino ai Beastie Boys. “Inizialmente doveva essere una compilation retrospettiva, con qualche brano nuovo”, spiega la bassista. “Poi, alcuni problemi con l’etichetta e il fatto di lavorare con musicisti fantastici, ma privi di contratto come Mystic Bowie, Charles Pettigrew e Kid Ginseng ci ha indotti a riaprire il Club”. Nell’album c’è, tra l’altro, una “cover” di “Love to love you baby” di Donna Summer, omaggio a uno dei brani che rivoluzionò la disco-music. Chris Frantz si augura di poter proporre il disco dal vivo anche in Italia: “Abbiamo un’ottima live band, e forse verremo a primavera – ma non lo posso garantire. Sinceramente, un tour costa. E noi non ci guadagniamo niente – nella musica si guadagna dai diritti d’autore e di pubblicazione. Ecco perché sono le cose che danno più problemi con le etichette”.
Argomento più delicato, il gruppo del quale costituirono la fondamentale sezione ritmica. Tina scuote la testa: “Perché i Talking Heads sono finiti? Perché una certa persona ci ha fatto del male. Senza che noi gli facessimo niente. E sai perché? Per soldi: un vero avido non ne ha mai abbastanza. Sai, non voglio diventare come certi vecchi musicisti che passano la vita ad accusare qualcun altro. Ma David ha un cervello del tutto particolare… Non è una persona normale. Penso che sia una specie di autistico altamente funzionante. Un tipo di persona che tratti sempre con molta cautela… Forse troppa. Si è preso il merito di un sacco di cose fatte da noi. Ogni tanto leggevamo nelle interviste: ‘Ah, io ho composto questo e quello perché…’ Ed era roba nostra, solo che lui era corso alla casa discografica a far cancellare le nostre firme dai brani, il giorno in cui stampavano le etichette dei dischi!”. Frantz cerca di sorridere, anche se ammette: “Nella nostra vita Byrne è una sorta di incubo ricorrente: per quello che ha fatto alla nostra band, e perché i giornalisti non fanno che chiederci di lui. Quello che ci è successo è il solito vecchio ritornello: il cantante se ne va perché tutti capiscano chi è il genio. Tu fai il giornalista musicale: quante volte lo hai visto succedere?”
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