NEWS   |   Industria / 15/04/2011

YouTube Italia: 'Sempre più stretti i rapporti con le case discografiche' (2)

YouTube Italia: 'Sempre più stretti i rapporti con le case discografiche' (2)

(segue)

Strumenti esplorativi che possono servire anche a capire meglio fenomeni virali e spontanei, ed eventualmente ad avvantaggiarsene: tra i casi più recenti e più eclatanti si segnala quello di “Forever” di Chris Brown, rilanciata in classifica e trasformata in moltiplicatore di introiti (per l’artista e la casa discografica) da un divertente filmato amatoriale , “JK wedding entrance dance”, che ha superato i 64 milioni di visualizzazioni. “L’esempio perfetto di connubio tra viralizzazione e monetizzazione”, spiega Tremolada. “Ma non è vero che YouTube punti a sfruttare commercialmente lo UGC”, aggiunge. “Non inseriamo pubblicità indiscriminatamente. Se, come in questo caso, sullo schermo compare un messaggio pubblicitario è perché è stato firmato un accordo con un content provider che ne ricava una giusta remunerazione”.

L’uso del Content ID, in Italia, è triplicato in un anno. E coinvolge ora anche una ventina di etichette discografiche indipendenti (le major stipulano accordo con YouTube a livello centrale), tra cui Sugar, Carosello, Time, Saifam ed Energy, oltre a quelle che si affidano a gestori/aggregatori come Pirames e etaly. “Siglando una partnership con noi”, spiega Tremolada, “le case discografiche hanno anche la possibilità di allestire vetrine e canali brandizzati per artista o per genere musicale. I Negramaro, ad esempio, hanno impostato una vera e propria strategia di comunicazione attraverso YouTube, facendo una preview dell’album e postando un video di ringraziamento alla community; lo stesso ha fatto Elisa, che sulla piattaforma ha caricato sequenze filmate durante le sedute di  registrazione dell’ultimo album. Noi la vediamo come una sorta di collaborazione flessibile e multistrato: è il partner a decidere a che livello entrare in comunicazione con noi e con il pubblico”.

I “caricamenti” di file da parte delle indies italiane, informa YouTube, hanno superato quota 220 mila. Ma i dati certificati da Deloitte per FIMI in relazione al 2010 parlano di un mercato ancora gli albori: 2, 749 milioni di euro generati dalle licenze di servizi supportati dalla pubblicità… “E’ un dato positivo. E’ vero che la fetta maggiore dei 22 milioni di euro di ricavi digitali se la aggiudica ancora  il digital download. Ma bisogna considerare che in Italia abbiamo cominciato a ‘monetizzare’ successivamente all’accordo con SIAE, nell’agosto dello scorso anno. In soli cinque mesi la quota di ricavi appannaggio dello streaming è salita al 12 %.  E il 2011 sarà il primo anno in cui potremo misurare in maniera significativa l’incidenza sul totale”.

Contando nel frattempo sull’appeal di nuovi prodotti e servizi, come il nuovo canale di live streaming annunciato nei giorni scorsi. O anche, secondo indiscrezioni rilanciate dal Wall Street Journal, sulla eventuale, prossima creazione di  programmi originali. “Allo stato attuale si tratta solo di speculazioni della stampa”, smentisce Cimmino. “Non vogliamo diventare noi stessi produttori di contenuti. Per quello esistono i nostri partner, grandi e piccoli.  Lunedì scorso, a Roma, presso il Salone delle Fontane abbiamo organizzato l’evento ‘Becoming YouTube stars’. In quell’occasione abbiamo incontrato 250 giovani allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia: gli abbiamo dato consigli su come  utilizzare YouTube per esprimere il loro talento, e auspicabilmente per trasformare la loro passione in un’attività professionale di successo e remunerata. A noi interessa stimolare la creatività di chi usa la piattaforma”.