Vinicio Capossela e il nuovo album: 'Ispirato dal mare e dall'immaginazione'

Vinicio Capossela e il nuovo album: 'Ispirato dal mare e dall'immaginazione'

"Nessuna grande opera è mai stata scritta sulle pulci", diceva Herman Melville a proposito delle balene. Anche Vinicio Capossela deve averlo pensato, mentre scriveva e registrava il suo nuovo album "Marinai, profeti e balene", in uscita il 26 aprile. Un disco dedicato al mito del Mare, epico nei testi e negli arrangiamenti, grande e ricco come le storie marinaresche che racconta. Un disco doppio, che raccoglie 19 nuove canzoni ed è costruito su un'architettura musicale complessa, tra strumenti musicali insoliti (onde Martenot, theremin, ondioline) e una grande varietà di cori, come quello dei Drunk Sailors, Il Coro degli Apocrifi o quello delle donne sarde Actores Alidos.
Rockol ha incontrato Vinicio nel suo nuovo quartier generale milanese per farsi raccontare come sono nate le nuove composizioni. Vinicio ci ha accolto in mezzo a chitarre, pianoforti, tastiere e strumenti vari sparsi in giro per una stanza completata da sedie imbottite stile America anni '50, perfette per sedersi ad ascoltare musica. Ci ha raccontato il disco inframezzando la chiacchierata con ascolti guidati delle canzoni:  anche lui sembrava rapito dai suoi stessi brani, i cui dettagli sonori splendevano nelle casse dello stereo. "Ultimamente non riesco a scrivere una canzone sola, ne compongo quindici alla volta. Fare un disco per me è come dipingere un affresco", ci ha raccontato l'artista, in giacca scura e cappello bianco da marinaio. "E quando fai un affresco a quel punto devi sporcarti, passare tanto tempo con le tue canzoni. Come quando una volta si firmava in Marina: bisognava starci almeno due anni".
"Marinai, profeti e balene" è un album ispirato alla letteratura di mare di autori come Melville, Coleridge e i classici della Grecia antica. Per questo Capossela lo ha diviso in due parti: la prima oceanica e l'altra omerica. Lungo il viaggio negli abissi costruito dal cantautore si incontrano canzoni diverse, alcune mistiche come l'iniziale "Il grande Leviatano" o altre più ironiche come "L'oceano Oilalà"  ("il mio omaggio ai Pogues", scherza Vinicio). Non mancano vere e propri canti da ciurma come "Billy Budd", nel quale ricompare il "solito" Marc Ribot, ma perfino episodi rebetici come la delicata "Aedo". Tra l'altro il disco è stato registrato in viaggio tra Milano e i porti di Ischia e Creta, issando un pianoforte a 80 metri di altezza a picco sul mare, come ci ha raccontato l'artista durante la nostra videointervista.



Insomma, la mole di musica proposta è davvero corposa. "A volte ci sono delle opere che si impongono al suo autore. In realtà iniziando questo disco non intendevo imbarcarmi in un album doppio, ma quando si va a caccia di balene è inevitabile", ci ha spiegato Vinicio accarezzandosi la barba scura, "Ho sempre avuto la passione per gli esseri fuori misura: Moby Dick, il Ciclope o Dio stesso. E quindi raccontando un viaggio tra esseri giganteschi il disco ha finito per essere fuori misura: volevo creare una colonna sonora dell'immaginazione. Ero abituato a pensare i pezzi piano e voce ma mi sono accorto che aggiungere maestosità, ad esempio con un coro di 16 elementi, ha reso queste canzoni più affascinanti. Sono epiche, mi restituiscono il desiderio di recuperare qualcosa di grande. Un po' come quando sei con l'acqua alla gola e decidi di salvare alcune cose, ma solo le poche che forse ti sopravviveranno".
Ma dov'è nata questa fascinazione così forte per il mito del Mare? "Nell'estate del 2008 ho fatto una serie di spettacoli in Liguria, a Sestri Levante e all'Isola Palmaria vicino a La Spezia, ispirati alla letteratura ambientata sulle navi: da lì ho cominciato a scrivere questi pezzi e a pensare al progetto del disco. Il mare che più mi affascina in realtà non è quello reale, ma quello fantastico che trovi nei libri. `Pryntyl´, la canzone che ho scritto ispirandomi a `Scandalo negli abissi´ di Céline, ne è un esempio: parla di una sirena atipica, che a differenza di quella di Andersen le gambe le accetta e le usa subito senza problemi", risponde sorridendo il cantautore nato ad Hannover. Tra le canzoni c'è anche "Polpo d'amor", già registrata insieme ai Calexico e qui riproposta in una versione "abissale".



Un album così complesso potrebbe rivelarsi complicato da portare dal vivo, ma Capossela sembra più che altro affascinato dalla sfida, che comincerà il giorno dopo l'uscita del disco, con la prima tappa del tour il 27 aprile al Teatro Carlo Felice di Genova, per poi proseguire per un mese nei principali teatri d'Italia. "Suonarlo sul palco sarà più semplice di quello che sembra, un po' della mia band è come una ciurma e poi abbiamo preso un coro di tre donne che saranno come delle apparizioni che si uniranno a noi. E dal vivo poi c'è la materia viva, c'è l'energia del pubblico. In studio ho registrato i pezzi a strati, prima con il piano e poi aggiungendo piano piano tanti strumenti, come se stessero arrivando dei messaggi in bottiglia. Ma anche ora che le ho prese in mano con la band stanno venendo alla grande. Queste canzoni mi hanno colpito: hanno qualcosa di unico, di davvero diverso rispetto al passato", conclude Vinicio Capossela. Da vero signore, ci congeda ringraziandoci: "Grazie per avermi permesso di riascoltare le mie canzoni con voi".

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