Italia promotrice del ‘Pop Code’ in Europa

I concerti devono essere non solo un luogo di divertimento, ma anche posti sicuri; così sostiene Massimo Gramigni, presidente di Assomusica.
Nel 1993 Penny Mellor e Roger Barnett studiarono cosa funzionava e cosa non funzionava nell’organizzazione dei concerti in Inghilterra. Il risultato fu la stesura di quello che oggi si chiama “Pop Code”. Una serie di regole-guida e di criteri in base ai quali studiare il modo migliore per sfruttare gli spazi a disposizione, garantendo sicurezza, qualità dei servizi e della vita. Come stabilire dove dislocare bagni chimici, punti di incontro, centri di assistenza per infortunati, aree protette per bambini, zone riservate per portatori di handicap.
L’esempio portato dagli inglesi è sicuramente lontano dalla nostra cultura: là i festival richiamano centinaia di migliaia di persone, ai grandi concerti all’aperto partecipano famiglie intere (mamme, papà e bambini)... Però l’idea ha convinto Assomusica a farsi promotrice nell’Unione Europea di un progetto comune: creare un codice (da trasformare in direttiva comunitaria) uguale per tutti, che stabilisca regole e criteri di base identici in ogni Paese UE. “Un impegno molto gravoso, ma non siamo pessimisti. Non c’è motivo per cui Spagna, Francia, Germania non debbano essere d'accordo”. In Italia si sta elaborando un progetto in collaborazione con i Ministeri dei beni culturali e degli interni diviso in tre fasi: stesura di un “Art code” che regoli il settore dei beni storici, artistici e monumentali. Creazione di una commissione mista (alla quale parteciperanno polizia e vigili del fuoco) che stenda delle norme di base da fare pervenire ai prefetti di tutta Italia. Istituzione di corsi professionali (che si terranno a Milano) per chi già opera nel settore, di modo che si innalzi ed uniformi lo standard qualitativo del lavoro.
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