Amazon alle case discografiche: 'Nessuna licenza per il nostro digital locker'

Il servizio di “digital locker” lanciato a fine marzo da Amazon, Cloud Drive, ha già prodotto un incremento delle vendite di file Mp3 da parte del negozio digitale di Jeff Bezos, generando ricadute positive per l’intera industria discografica. Lo sostengono i portavoce della società di Seattle in una lettera indirizzata alle case discografiche, dopo i dubbi e le reazioni negative che  hanno accompagnato il lancio dell’iniziativa (enti come  la National Music Publishers’ Association, che raccoglie i maggiori editori musicali americani, hanno espresso pubblicamente i loro timori anche a riguardo dell’assenza di filtri che blocchino la circolazione di materiale pirata). Nella missiva firmata dal suo “music team” e pubblicata da testate come Billboard, Amazon ribadisce la sua posizione: concettualmente equivalente, sulla “nuvola”, ai dischi fissi esterni che nel mondo fisico vengono utilizzati per fare copie di back up di file in possesso degli utenti, il servizio non necessita di ulteriori licenze da parte dei detentori dei copyright. “Il Cloud Player”, secondo i portavoce dell’azienda, “è un’applicazione di media management e di play-back non dissimile dal Windows Media Player e da altre applicazioni che consentono ai clienti di gestire e riprodurre la loro musica. E non richiede pertanto licenze ulteriori e diverse”. Il “locker”, in altre parole, non fornirebbe un servizio differente da quello che da tempo forniscono in rete applicazioni come Google Docs o Microsoft SkyDrive. Tuttavia, aggiunge Amazon, non sono esclusi in futuro “potenziali rinforzi al Cloud Drive e al Cloud Player che possano richiedere altre licenze, consentendo ad esempio di servire differenti clienti con una sola copia o di salvare gli sforzi con cui i consumatori decidono di caricare musica sulla nuvola”. “Aspettatevi ulteriori notizie da parte nostra sul fronte delle potenziali licenze”, conclude la lettera.

    Il servizio di “digital locker” lanciato a fine marzo da Amazon, Cloud Drive, ha già prodotto un incremento delle vendite di file Mp3 da parte del negozio digitale di Jeff Bezos, generando ricadute positive per l’intera industria discografica. Lo sostengono i portavoce della società di Seattle in una lettera indirizzata alle case discografiche, dopo i dubbi e le reazioni negative che  hanno accompagnato il lancio dell’iniziativa (enti come  la National Music Publishers’ Association, che raccoglie i maggiori editori musicali americani, hanno espresso pubblicamente i loro timori anche a riguardo dell’assenza di filtri che blocchino la circolazione di materiale pirata). Nella missiva firmata dal suo “music team” e pubblicata da testate come Billboard, Amazon ribadisce la sua posizione: concettualmente equivalente, sulla “nuvola”, ai dischi fissi esterni che nel mondo fisico vengono utilizzati per fare copie di back up di file in possesso degli utenti, il servizio non necessita di ulteriori licenze da parte dei detentori dei copyright. “Il Cloud Player”, secondo i portavoce dell’azienda, “è un’applicazione di media management e di play-back non dissimile dal Windows Media Player e da altre applicazioni che consentono ai clienti di gestire e riprodurre la loro musica. E non richiede pertanto licenze ulteriori e diverse”. Il “locker”, in altre parole, non fornirebbe un servizio differente da quello che da tempo forniscono in rete applicazioni come Google Docs o Microsoft SkyDrive. Tuttavia, aggiunge Amazon, non sono esclusi in futuro “potenziali rinforzi al Cloud Drive e al Cloud Player che possano richiedere altre licenze, consentendo ad esempio di servire differenti clienti con una sola copia o di salvare gli sforzi con cui i consumatori decidono di caricare musica sulla nuvola”. “Aspettatevi ulteriori notizie da parte nostra sul fronte delle potenziali licenze”, conclude la lettera.

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