I Green Day in Italia presentano 'Warning', il nuovo album

I Green Day in Italia presentano 'Warning', il nuovo album
Si intitola “Warning” ed uscirà il prossimo 29 settembre in tutto il mondo su etichetta WEA: stiamo parlando del quarto album di studio – inciso per una major - dei Green Day, che ieri – martedì 19 settembre – hanno trascorso un’intera giornata a Milano in promozione (replicata oggi). Con 25 milioni di copie vendute e un paio di inni punk come “Basket case” e “When I come around” alle spalle, i Green Day hanno avuto momenti gloriosi e altrettanto gloriose contestazioni, che li hanno portati ad essere, nell’immaginario dei fans del punk, un gruppo controverso, in bilico tra il sacro fuoco degli esordi e la commercialità e il successo ricevuto in tutto il mondo. Capaci di scrivere canzoni dalle melodie irresistibili, come conferma anche il loro nuovo e fruibilissimo album, Billie Joe (voce e chitarra), Mike Dirnt (basso e cori) e Tre Cool (batteria e cori) hanno incontrato i giornalisti in mattinata, per raccontare anzitutto cosa avessero fatto nei tre anni di silenzio che separano “Warning” dal precedente “Nimrod”. "Niente, vita da rockstar", dicono scherzando. "Abbiamo fatto la spesa, dato da mangiare ai piccioni, curato il giardino, tutte cose normalissime. A un certo punto siamo ritornati a pensare alla musica". Perché “Warning”, gli si chiede? "Perché ci interessava dare un avvertimento, rispetto al mito della falsa felicità che negli Stati Uniti si è ormai diffuso a macchia d’olio. Il sogno americano è ormai qualcosa che fa parte dell’industria e della società come stereotipo, e allora puoi vedere tutta questa gente indicarti dei modi di risolvere i problemi e di farti sentire tranquillo che sono totalmente irreali. Se vi sentite a disagio, se non riuscite, vuol dire che siete in voi". Nella vostra bio c’è scritto che avete ascoltato molto Bob Dylan per questo album, è vero? "No, quello che è successo è che abbiamo citato tra i dischi ascoltati qualcosa di Dylan e chi ha scritto la nostra bio ha pensato bene di metterlo come unica influenza, ma non è così...". Quale pensate sia il motivo per cui artisti come i Blink 182 vengono presi a sassate durante un festival in Italia, e vi sentite in qualche modo in pericolo? "No, grazie, ci sentiamo molto tranquilli. Crediamo che l’unico elemento che permette di distinguere sia l’onestà. E noi ci sentiamo molto onesti nella nostra musica. Ci piace far divertire la gente, scatenarci e cantare le nostre canzoni. Non pensiamo al resto e questo puoi chiaramente percepirlo ad un nostro concerto". Qual’è stato il momento più duro della vostra carriera e cosa vi ha insegnato? "Probabilmente è stato quando abbiamo dovuto interrompere il nostro tour europeo a Berlino nel bel mezzo del suo svolgimento. Eravamo esausti, distrutti, consumati dalla fatica e dalla pressione. Se non lo avessimo fatto probabilmente oggi non saremmo ancora qui tutti e tre. Abbiamo imparato molte cose da quel periodo, l’importanza delle nostre famiglie, degli amici, del cercare di dare alla tua vita dei ritmi umani". Avete in previsione concerti? "Sì, per il momento soltanto in Europa, poi negli States. Ma intanto venite a vederci stasera", dicono, in coda alla conferenza stampa.
E infatti è la sera stessa, al Dee Dee’s Diner di Milano, che i Green Day si esibiscono in uno showcase che diventa ben presto un concerto vero e proprio, due ore di rock’n’roll tirato al massimo. Una popolazione di modelle americane da fare spavento è venuta fino al locale per assistere alla performance del trio californiano che non si fa certo pregare per darci dentro. Brani di “Nimrod”, “Insomniac” e “Dookie” vengono mescolati alle nuove canzoni di “Warning”, tra cui spiccano il singolo “Minority”, “Church on sunday” e “Deadbeat holiday”. I tre Green Day sono in grande forma, e il concerto fornisce una prova di potenza, energia ed intrattenimento che contagia tutti i presenti. Molto simili nella scelta degli accordi e delle armonie ai Clash, i Green Day pescano anche dal repertorio di booze songs dei Pogues, dal rockabilly vitaminico di Brian Setzer, dal rock’n’roll high school dei Ramones, mescolando e confezionando tutto con perfetti cambi di tensione e un costante intercalare con il pubblico. E’ proprio durante uno dei dialoghi che Billie Joe chiama a suonare sul palco per una canzone uno dei ragazzi in platea: tempo di spiegargli i tre accordi da fare e il gruppo è ora di quattro persone, con Billie Joe al canto e un chitarrista di nome Alex a coprire le sue parti. Non possono mancare gli hit come “Basket case” e “When I come around”, naturalmente, ma il finale del concerto riserva altre due sorprese: la prima arriva quando sul palco torna Alex con altri tre ragazzi che sembrano pescati casualmente dal pubblico e invece sono i suoi pard nel gruppo Succo Marcio. i Green Day gli mettono in mano gli strumenti e si appoggiano a lato del palco per ascoltare. I Succo Marcio sfruttano alla grande l’effetto sorpresa e conquistano il pubblico con “Muore il giorno”, una loro canzone – in seguito distribuiranno diverse copie del loro CD autoprodotto agli addetti ai lavori, e c’è da dire, ad un primo ascolto, che non è niente male – che gli vale anche gli applausi sconsolati dei Green Day: "Cazzo, facciamo schifo", dice Billy Joe riprendendo la chitarra in mano, ma è solo un momento. Il concerto si impenna a una velocità insostenibile e finisce, come in piena punk era, con la distruzione degli strumenti e la devastazione del palco. Il pubblico, alla fine, sembra più stanco della band e accoglie con soddisfazione il ritorno della luce in sala. Potenti, energici e vitali, i Green Day visti ieri sera possono davvero permettersi di parlare di onestà nonostante i miliardi incassati e spesso rinfacciati loro, perché è qualcosa che riescono a dimostrare sul campo e che alla fine non può non coinvolgere tutti.
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