Rockol intervista Max Marcolini, chitarrista e arrangiatore di Zucchero

Rockol intervista Max Marcolini, chitarrista e arrangiatore di Zucchero

È nato a La Spezia, nella Liguria di levante, nel 1963. Ha iniziato a suonare la chitarra a sei anni, quasi per divertimento. Poi piano piano Max Marcolini ha capito che quella sarebbe stata la sua strada e ha proseguito gli studi, fino a diventare musicista e arrangiatore di professione. Chitarrista prima di tutto, suona anche violino e pianoforte. Dopo molta esperienza sui palcoscenici italiani come turnista, ha collaborato con artisti importanti come il conterraneo Franco Fanigliulo, Mauro Pagani, Alexia e soprattutto con Zucchero, con il quale fa ormai coppia fissa: si occupa della scrittura degli arrangiamenti delle sue canzoni, sia in studio che dal vivo. Ha iniziato a lavorare con Mr.Fornaciari nel 1998 per "Bluesugar" e da quel momento è diventato un suo collaboratore di fiducia. Quando lo raggiungiamo al telefono, non a caso, si trova nella tenuta del cantautore in Lunigiana, dove i due stanno preparando le date del tour di "Chocabeck".
Marcolini, come è nata la sua passione per le sei corde?
"La chitarra è stato il mio primo strumento da bambino, poi ho capito che mi piaceva talmente tanto che ho cominciato a studiarla in modo serio, così ho preso il diploma in chitarra jazz. Poi ho frequentato il conservatorio, studiando violino e pianoforte perché volevo approfondire le mia conoscenze a livello armonico: ho fatto i primi quattro anni a Parma all'`Arrigo Boito´ e poi ho preso il diploma a La Spezia. Questa era la mia strada, la mia vita, lo avevo capito fin dall'inizio".
Qual è stata la prima chitarra che ha ricevuto?
"Era una Eko 12 corde che secondo me non fanno nemmeno più, con la forma simile alla Fender Stratocaster. Io ero innamorato della Strato da ragazzino e lo sono ancora. Però al tempo uno strumento del genere costava troppo e allora ho dovuto accontentarmi. Non mi piaceva il settaggio a 12 corde, troppo folk. Così le ho tolte e ho messo le sei. Così potevo suonare `Smoke on the water´ senza rompermi le dita".
Ognuno, quando comincia a suonare, ha un idolo. Chi era nel suo caso?
"Nella mia infanzia il mio chitarrista di riferimento era Carlos Santana, che tuttora considero un grande anche se nel frattempo mi sono avvicinato ad altri musicisti. Non a caso qualche anno fa mi sono fatto regalare la Gibson SG `Diavoletto´, che lui utilizzava spesso sul palco. In questi anni ho apprezzato altri musicisti come Steve Vai e Joe Satriani, due ottimi virtuosi. Pensando invece ad un genere più lontano dal rock vi faccio un solo nome: Tommy Emmanuel, un grandissimo chitarrista acustico, moderno e di grande gusto. Tra quelli italiani direi sicuramente Alex Britti".
Che tipo di settaggio usa per le sue performance dal vivo?
"Come dicevo, sono un affezionato fenderista, mi piace molto la `sprecisione´ della Stratocaster. Attualmente però uso anche le Blade Texas Pro, che sono simili alla Fender ma sono leggermente più precise nell'accordatura, perché io uso molto la leva e con le Blade mi trovo meglio perché il ponte regge meglio il tuning dopo averla utilizzata. Con la Strato questo problema si può risolvere secondo me, ad esempio cambiando le meccaniche del ponte magari usando un Floyd Rose".
In studio e dal vivo che effetti preferisce?
"Uso molto Guitar Rig perché è un software fantastico, ottimo per le simulazioni che con la testa Marshall. Sul palco il mio set up è formato da due cabinet 4x12 con una testa vintage e una pedaliera con chorus, distorsore, tremulo e delay. Poi uso un multieffetto della Line 6 che è uno Stomp con sei pulsanti con un pedalino ciascuno, a ognuno dei quali si può assegnare un effetto per cambiare il suono in ogni momento. Ho anche un Maxon, un overdrive tipo TS9 Ibanez e poi la cosa più importante per me è il Delay, utilizzo il Line 6 della Boss che è un po' più digitale come suono, ma molto pratico e versatile".
Lasciando da parte la sua attività di musicista, ci parli di quella di arrangiatore. Qual è l'esperienza più formativa di tutti questi anni?
"L'incontro con Zucchero per me è stata una grande cosa, mi ha aperto un sacco di orizzonti che prima non conoscevo, come l'attenzione al dettaglio che serve a creare un bel disco e un ottimo suono live. Da lui ho imparato questo concetto: ricercare le grandi canzoni nella semplicità, senza bisogno di grandi virtuosismi. È dal '98 che collaboriamo: ora sto producendo anche il disco di sua figlia Irene, da qualche anno mi occupo anche di arrangiare le sue canzoni. Non sarò sul palco con Zucchero e la band, non è questo il mio ruolo. Sono più un uomo dietro le quinte, faccio qualche data promozionale ogni tanto e mi occupo della scrittura degli arrangiamenti, un ruolo fondamentale ma meno sotto i riflettori rispetto ad altri".
Come stanno andando le prove per la tournée di "Chocabeck"?
"Stiamo arrangiando le canzoni. Per ora va tutto a gonfie vele, abbiamo già sistemato 43 brani, quelli del repertorio vecchio. Ora abbiamo appena iniziato ad occuparci delle canzoni nuove. Vedrete, sarà un grande spettacolo".

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