Riaffiorano dopo 36 anni 10 dischi d'oro dei Beatles

Un piccolo tesoro per collezionisti e Beatlemaniaci è rimasto sepolto per ben 36 anni nei polverosi archivi degli uffici doganali inglesi: si tratta di 10 dischi d’oro che la Capitol consegnò ai Fab Four e al loro manager Brian Epstein per le vendite in Usa dei singoli “A hard day’s night” e “Something new” in occasione del loro tour americano del 1964, ma che poi restarono bloccati alla frontiera per il mancato pagamento delle tasse di importazione. La vicenda è stata riportata alla luce dai media britannici in occasione della apertura a Liverpool del museo nazionale del Customs and Excise, l’ufficio che in Gran Bretagna riscuote le imposte e i dazi doganali e che oggi custodisce il prezioso reperto. Lungimiranza? No, puro caso: vistisi rifiutare il pagamento dell’imposta dagli amministratori delle fortune del quartetto, le autorità doganali tentarono dopo qualche anno di vendere la merce sequestrata. Ma senza convinzione, come rivela un carteggio d’epoca scovato dal Times: “La popolarità del gruppo è in fase calante”, scriveva un funzionario, portando a testimonianza una ricerca di mercato organizzata seduta stante tra i figli dei vicini di casa; “se è così, quando la mania dei Beatles sarà finita questi dischi non varranno più nulla”, rispondeva un superiore, valutando a spanne il valore intrinseco dei materiali di fabbricazione, metallo e vernice d’oro. Col senno di poi, i loro calcoli si sono rivelati sbagliati: nel ’99 un disco d’oro dei Beatles è stato venduto all’asta da Sotheby’s a 10.000 sterline, oltre 30 milioni di lire.
    Un piccolo tesoro per collezionisti e Beatlemaniaci è rimasto sepolto per ben 36 anni nei polverosi archivi degli uffici doganali inglesi: si tratta di 10 dischi d’oro che la Capitol consegnò ai Fab Four e al loro manager Brian Epstein per le vendite in Usa dei singoli “A hard day’s night” e “Something new” in occasione del loro tour americano del 1964, ma che poi restarono bloccati alla frontiera per il mancato pagamento delle tasse di importazione. La vicenda è stata riportata alla luce dai media britannici in occasione della apertura a Liverpool del museo nazionale del Customs and Excise, l’ufficio che in Gran Bretagna riscuote le imposte e i dazi doganali e che oggi custodisce il prezioso reperto. Lungimiranza? No, puro caso: vistisi rifiutare il pagamento dell’imposta dagli amministratori delle fortune del quartetto, le autorità doganali tentarono dopo qualche anno di vendere la merce sequestrata. Ma senza convinzione, come rivela un carteggio d’epoca scovato dal Times: “La popolarità del gruppo è in fase calante”, scriveva un funzionario, portando a testimonianza una ricerca di mercato organizzata seduta stante tra i figli dei vicini di casa; “se è così, quando la mania dei Beatles sarà finita questi dischi non varranno più nulla”, rispondeva un superiore, valutando a spanne il valore intrinseco dei materiali di fabbricazione, metallo e vernice d’oro. Col senno di poi, i loro calcoli si sono rivelati sbagliati: nel ’99 un disco d’oro dei Beatles è stato venduto all’asta da Sotheby’s a 10.000 sterline, oltre 30 milioni di lire.

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