NEWS   |   Industria / 31/03/2011

Amazon, il servizio 'cloud-based' non piace alle case discografiche

Amazon, il servizio 'cloud-based' non piace alle case discografiche

Il servizio “cloud-based” che Amazon ha lanciato a inizio settimana, e che permette ai suoi clienti di salvare in una “cassaforte digitale”  la propria collezione di file musicali  per poi accedervi  via Web o telefono cellulare dotato di sistema operativo Android, sta già provocando malumori e commenti negativi nell’industria discografica.

Il punto controverso riguarda, manco a dirlo, la mancata richiesta preventiva delle licenze. Amazon (come mSpot, che offre un servizio analogo e che per reazione alla mossa di Jeff Bezos ha subito abbassato i prezzi) sostiene di non averne bisogno, dal momento che il suo Cloud Drive (che mette a disposizione di ogni utente 5GB di spazio gratuito,  20 GB per il periodo di un anno se si è  acquistato un album dalla piattaforma digitale Amazon MP3) “è un’applicazione che permette ai clienti di gestire e riprodurre la loro musica, né più né meno come fanno altre applicazioni di media management esistenti sul mercato. Salvare Mp3 sul Cloud Drive equivale a salvare la musica su un hard drive esterno o anche su iTunes”.

Ma non tutte le controparti la pensano allo stesso modo: “Speriamo di raggiungere un nuovo accordo di licenza, ma al momento stiamo tenendo aperte tutte le opzioni legali”, ha spiegato alla Reuters la portavoce di Sony Music Liz Young, esprimendo rammarico per l’iniziativa unilaterale di Amazon. Un altro discografico (anonimo) ha ribadito al settimanale inglese Music Week che gli accordi in essere con Amazon riguardano soltanto i download e non si estendono allo streaming “full track” né a servizi cloud-based; mentre una fonte sentita da Billboard.biz ha criticato l’elementarità e la lentezza del servizio, aggiungendo che “Google e Apple, probabilmente, si staranno facendo una risata”. Di diverso avviso Michael Robertson, ceo di MP3 tunes e DAR.fm nonché pioniere (contestatissimo dall’industria) dei “digital lockers”: “L’ingresso di Amazon nel settore”, ha dichiarato a TechCrunch, “è enormemente signficativo perché da esso dipenderà la scelta di Apple o Google di richiedere o meno una licenza o di intraprendere la strada del servizio non autorizzato, Se le etichette discografiche non prenderanno iniziative contro Amazon, aspettatevi che Apple e Google ne seguano le orme”.