MP3.com colpevole con dolo: dovrà pagare centinaia di miliardi a Universal

Si mettono davvero male le cose per MP3.com, il sito web che gestisce in rete un enorme database di brani musicali copiati senza autorizzazione delle case discografiche. Il giudice newyorkese Jed S. Rakoff, che si occupa fin dallo scorso gennaio del caso My.MP3.com (così si chiama il servizio di streaming musicale lanciato dalla web company americana), ha stabilito che nel violare i copyright della ricorrente Universal, MP3.com ha agito volontariamente, condannando la società a un risarcimento danni che potrebbe toccare i 250 milioni di dollari, quasi 550 miliardi di lire. L’ammontare esatto della supermulta verrà determinato nel corso della seconda fase del processo, a partire dal 13 novembre prossimo. Concedendo alcune attenuanti a MP3.com in considerazione della volontà di cooperazione dimostrata e della impossibilità di Universal di determinare come e quanto sia stata danneggiata dal servizio online, il giudice Rakoff ha fissato in 25.000 dollari, molto meno del massimo consentito dalla legge (150.000 dollari), il risarcimento dovuto per ogni opera violata, cioè per ogni Cd copiato e codificato in rete sotto forma di file MP3: se, come dichiara MP3.com, i Cd Universal archiviati nel suo database sono circa 4.700, alla società californiana toccherà pagare 118 milioni di dollari; se invece sono 10.000, come sostiene la casa discografica, la cifra salirà appunto a 250 milioni di dollari. In più, la vittoria di Universal rischia di riaprire il discorso con le altre quattro major musicali (BMG, EMI, Sony e Warner), che con MP3.com hanno raggiunto un accordo extragiudiziale (vedi news) ottenendo 20 milioni di dollari a testa: una clausola contrattuale prevede la possibilità di rivedere tali accordi se Universal dovesse optare anch’essa per la strada della risoluzione “amichevole”, ottenendo, a questo punto, una cifra ben superiore. Accusato il colpo, MP3.com prepara le contromosse: al termine dell’udienza il fondatore della società, Michael Robertson, ha dichiarato che la società ricorrerà subito in appello, chiedendo a Universal un risarcimento di 150 milioni di dollari.
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