Dopo LimeWire: le stime sulla pirateria di NPD e BigChampagne non concordano

Dopo LimeWire: le stime sulla pirateria di NPD e BigChampagne non concordano

Secondo uno studio a cura dell’NPD Group, la quota di internauti statunitensi che si procura musica in rete attraverso piattaforme di peer-to-peer illegale è calata dal 12 al 9 % tra il terzo e quarto trimestre del 2010. Il motivo principale? La chiusura, nel mese di ottobre 2010, di LimeWire,  e la sua sostituzione progressiva ma solo parziale con altre fonti di musica condivisa abusivamente (mentre la quota di utenti p2p assorbita da LimeWire scendeva dal 56 al 32 %, quella di Frostwire saliva dal 10 al 21 %, e quella di u-Torrent passava dall’8 al 12 %). Secondo NPD, i consumatori americani di musica hanno ridotto sensibilmente, in questi ultimi anni, l’utilizzo dei canali di p2p non autorizzato: nel quarto trimestre 2007 vi faceva ricorso il 16 % degli utenti Internet del Paese, 12 milioni di persone in più rispetto ad oggi. Russ Crupnick, analista NPD per l’industria dell’intrattenimento, non sembra avere dubbi: “LimeWire è stato così popolare tra chi voleva scambiarsi file musicali, e per così tanto tempo, che la sua chiusura ha avuto un effetto considerevole e immediato sul numero di persone che scaricano  dai servizi peer-to-peer e sulla quantità di brani scambiati”.

Ma un altro esperto del settore, Eric Garland di BigChampagne, non è esattamente dello stesso avviso: “La domanda”, sostiene, “è se e in quale misura la gente lo stia rimpiazzando, o se continui semplicemente a usare gli altri client che ha già a disposizione per accedere a Gnutella e/o ad altri servizi”. I dati elaborati dalle due società non coincidono: il numero di “clienti” statunitensi del network Gnutella calcolato da BigChampagne, 17,3 milioni di persone, supera quello di tutti gli utenti p2p stimato da NPD.  Senza contare che, oltre che sulle reti peer-to-peer, il materiale piratato passa attraverso i digital lockers, i blog che raccolgono Mp3, i siti di streaming illegale. “Lo diciamo da anni”, conclude Garland: “Il p2p è solo una parte del problema”.
A margine: nel frattempo lo scontro sui numeri assume contorni tragicomici alla vigilia delle udienze programmate in maggio per stabilire i danni causati all'industria da LimeWire: ecco cosa ne pensa il giudice Kimba Wood...

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