Esclusiva di Rockol per l’Italia: il resoconto dettagliato dell’ascolto del nuovo album dei Radiohead

Esclusiva di Rockol per l’Italia: il resoconto dettagliato dell’ascolto del nuovo album dei Radiohead
Geni o masochisti? I Radiohead sono tutte le cose contemporaneamente. Almeno, questa è la prima impressione che si ricava dall'ascolto di "Kid A", il quarto disco della band di Oxford in uscita il 2 ottobre prossimo. Tra mercoledì e venerdì si sono svolti a Londra I primi pre-ascolti "pubblici" dell'attesissimo disco. Vi hanno avuto accesso nella giornate di mercoledì e giovedì alcuni fan, selezionati tramite il sito ufficiale della band. Venerdì è invece toccato alla stampa inglese, peraltro già "infiltrata" nelle giornate precedenti (vedi News). Anche Rockol è riuscito ad accedere all'ascolto, ed è quindi in grado - in esclusiva per l’Italia - di offrirvi un resoconto dettagliato di "Kid A".
L'evento si è svolto in un locale di Camden Town, nella zona nord della capitale inglese. Una sala dello Stables Market è stata tappezzata di disegni simili a quelli che adornavano l'artwork di "Ok computer" e che, probabilmente, faranno da contorno grafico a "Kid A". Tra questi, un paesaggio di montagne innevate troneggiava sul pavimento all'ingresso, sotto il nome del gruppo ed il titolo del disco, lasciando supporre che sarà quello che finirà in copertina. Una sala piena di grossi cuscini disposti sul pavimento ha accolto 20-30 invitati per volta, che hanno ascoltato il disco con cuffie a raggi infrarossi (forse per evitare che qualcuno provasse a registrare clandestinamente il disco, anche in modo artigianale con un registratore). L'atmosfera rilassata era perfettamente in linea con il "mood" del disco, quanto mai sognante e sperimentale nella stratificazione sonora. Un disco sicuramente da ascoltare in cuffia, per cogliere tutte le sfumature a cui Thom Yorke e soci hanno lavorato con maniacale precisione.
Geni e masochisti, si diceva. "Kid A" è sicuramente il disco più sperimentale del gruppo, che si è spinto ancora oltre nella vena psichedelica già presente in "OK computer". Mentre miriadi di band si muovono sulle loro traccie (Muse, Coldplay, Doves e gli ultimi arrivati JJ72, tanto per citare alcuni nomi), loro sono già altrove, a inseguire altri orizzonti musicali. Anche se questa nuova direzione è sicuramente un grosso rischio: il nuovo disco è molto difficile, senza un potenziale singolo, e richiederà molto tempo prima di essere valutato adeguatamente. Sicuramente non sarà amato dalle radio, dalle tv musicali o dai teenager. Ma questo ai Radiohead sembra non importare. Ecco una descrizione brano per brano dell’album.

"Everything in its right place"
Il brano, già suonato dal vivo nel tour italiano di giugno, apre il disco con un organo, loop vocali e voci che si intrecciano. Una sorta di mantra che, come molti altri brani di "Kid A", sembra dover decollare da un momento all'altro, ma non parte mai. Vistosa l'assenza della chitarra.

"Kid A"
La title track è il brano più sperimentale dell'album. Parte come una ninna nanna per bambini, a cui si sovrappongono batteria e voci sintetizzate, filtrate dal computer. Thom Yorke, e con lui tutta la band, è irriconoscibile. Una sorta di "Fitter, happier" parte seconda.

"The national anthem"
Originariamente doveva essere una b-side, poi è finita sul disco. Si apre con un riff di basso, a cui si sovrappone la batteria. La voce di Thom Yorke torna normale. Il brano improvvisamente si trasforma in un pezzo jazz, con una sezione di fiati a improvvisare sulla ritmica; la chitarra continua a latitare.

"How to disappear completely"
Quanto di più vicino ai Radiohead che conosciamo: accordi di una chitarra acustica (la prima del disco) danno il ritmo lento seguito dalla voce tormentata di Yorke che canta “I’m not here, this is not happening". Entrano prima la sezione rimtmica, poi gli archi per dare vita ad una stupenda ballata che ricorda "Exit music".

"Treefingers"
Un intermezzo sonoro di oltre quattro minuti, uno strumentale "ambient" con sole tastiere.

"Optimistic/In limbo"
Nel brano più complesso di "Kid A" torna la chitarra su un tappeto di percussioni e di "rumori di fondo" generati al computer. Sono i Radiohead, ma non quelli che siamo abituati ad ascoltare: un paesaggio sonoro complesso, tridimensionale, difficile da catalogare sotto qualsiasi etichetta. Un cambio di ritmo segna il passaggio verso "In limbo", un altro mantra più lento, ma sempre ripetitivamente ossessivo.

"Idioteque"
Un brano basato su drum machine e loop. Sparisce nuovamente la chitarra per dare vita ad una canzone che ricorda alla lontana l'elettronica raffinata e un po’ naif dei New Order prima maniera. La voce di Yorke si sdoppia in canti e controcanti che si inseguono a vicenda. La canzone sfuma in quella successiva.

"Morning bell"
Altro brano già suonato dal vivo, altra canzone basata su un giro d’organo. La melodia si apre e si richiude su stessa, con un finale in cui le voci si sovrappongono e si ripetono.

"Motion picture soundtrack"
La canzone dalla stratificazione sonora più complessa. Si apre con un organo a pompa, di quelli spesso usati da Neil Young. Poi si sovrappone un arpa, quindi una serie di cori quasi "angelici" che danno al suono un effetto (volutamente?) kitsch. Poco dopo la fine del brano segue un breve frammento strumentale conclusivo.
Dall'archivio di Rockol - Radiohead: Thom Yorke e l'imprecazione in loop
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