LimeWire, Grooveshark: dai tribunali agli accordi con etichette e editori

LimeWire, Grooveshark: dai tribunali agli accordi con etichette e editori

Prosegue, sia pure faticosamente, il “percorso di riabilitazione” intrapreso da LimeWire: a fine settimana scorsa, la Web company fondata da Mark Gorton e accusata di pirateria ha chiuso la vertenza che la opponeva  agli editori musicali associati alla NMPA (National Music Publishers’ Association, un cui portavoce ha commentato l’accordo extragiudiziale come “un buon risultato per tutte le parti coinvolte”). Resta pendente, però, la causa per concorso in violazione di copyright intentata nel 2006 contro la sua piattaforma p2p dalle case discografiche, e avente per oggetto la richiesta di centinaia di milioni di dollari a titolo di risarcimento danni: la prossima udienza è fissata per il mese di maggio.

Intanto anche il servizio di streaming Grooveshark (partner di Telecom in una brevissima e sfortunata avventura digitale in Italia) ha ulteriormente spaccato il fronte degli oppositori: costretto a difendersi in tribunale dalle accuse di Universal Music (che contro di lei ha deciso di scatenare una “guerra santa”) e dopo avere affiliato le indies associate al gruppo Merlin, la società della Florida ha ora siglato accordi di collaborazione con due importanti marchi indipendenti, Merge Records (l’etichetta che pubblica i dischi degli Arcade Fire) e Ultra Records (che ha nel roster i Deadmau5). “Dal nostro punto di vista”, ha spiegato il digital assets manager della Merge Wilson Fuller, “Grooveshark è un nuovo servizio elettrizzante e versatile, che fornisce strumenti di qualità per il raggiungimento dei nuovi mercati rappresentati dai fan della musica online”.

 

 

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