My Chemical Romance in Italia: `Il nostro nuovo show, colorato e senza regole´

My Chemical Romance in Italia: `Il nostro nuovo show, colorato e senza regole´

Eccoli, i My Chemical Romance. O i Fabolous Killjoys, se volete chiamarli così: fuorilegge venuti dal futuro, come quelli raccontanti nel loro ultimo album "Danger Days: The True Lives Of The Fabulous Killjoys". Tra poco i quattro ragazzi venuti dal New Jersey saliranno sul palco del Palasharp di Milano per la loro unica data italiana. Incontrano la stampa nei camerini del palazzetto, seduti su alcuni divanetti abbastanza spartani. Devono portare dal vivo il loro nuovo disco, che ha diviso pubblico e critica ma che ad ogni modo li ha portati a cambiare strada in modo netto rispetto ai suoni emo e hardcore degli esordi, aprendosi ad un rock più contaminato con il pop e l'elettronica. Ma sembrano assolutamente a loro agio con il nuovo corso e vogliosi di salire sul palco.
A prendere la parola per primo ci pensa ovviamente il frontman dai capelli rosso fuoco Gerard Way, che nonostante i suoi 34 anni sembra ancora un ragazzino. Rockstar a tempo pieno, in realtà in America è anche un apprezzato fumettista. A chi gli chiede perché il gruppo ha deciso di cambiare così improvvisamente pelle, risponde così: "Ogni volta che scrivi un disco vuoi andare avanti: `The black parade´ era molto cupo, le canzoni erano ottime ma era semplicemente del rock come fanno tanti gruppi. Nel disco precedente inoltre c'era un'idea di fondo legata allo scontro tra le generazioni, alla paura della morte e al mio modo controverso di vivere il cattolicesimo. Ora siamo più positivi, allegri e scanzonati e volevamo che la musica riflettesse il nostro cambiamento".
E come sarà portare sul palco il nuovo lavoro? Sarà teatrale come in passato? "La rappresentazione della storia che raccontiamo nel disco la lasciamo ai video e ai fumetti che sto disegnando. Ora pensiamo solo a salire sul palco e a divertirci. Non siamo legati a niente, possiamo lasciarci andare. Con `The black parade´ abbiamo fatto la stessa scaletta per due anni, era difficile dopo un po' perché lo show aveva una struttura rigida. Quello che è figo invece per i Killjoys è che spesso è il pubblico a vestirsi in modo più assurdo di noi, loro fanno parte dello spettacolo", risponde Gerard.
Ma che tipo di reazione hanno avuto i fan a questo nuovo suono? "Io mi tengo spesso in contatto con loro e devo dire che secondo me gli è piaciuto perché come dicevo fotografa quello che siamo adesso", continua il cantante nato nel New Jersey, "Penso che `Danger days´ avrà bisogno di più tempo per essere capito, ma che alla fine darà i suoi frutti. E poi lo abbiamo fatto con grande istinto, anche se la lavorazione è stata lunga: se lo ri-registrassimo domani probabilmente suonerebbe in un modo completamente diverso. Un artista deve cambiare spesso, altrimenti muore".
"I nostri fan sono entusiasti del nuovo corso", gli fa eco il chitarrista Ray Toro, "Sono come noi in questo momento: più solari e rumorosi. Poi è bello vedere che ai concerti ne arrivano ogni volta di più giovani. E' un bel segno, vuol dire che stiamo attirando nuova gente".

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Tra le ultime canzoni, qual è quella che rappresenta maggiormente il gruppo in questo momento?: "Sicuramente `The kids from yesterday´, perché parla della nostra crescita, del viaggio che abbiamo fatto per arrivare fino a qui. Frank ad esempio è cresciuto in questa band", dice indicando l'altro chitarrista Frank Iero, "E' entrato quando aveva 18 anni, ora è diventato un padre".
"Per scrivere questa canzone ci siamo ispirati anche ad un corto di Federico Fellini, `Toby Dammit´, che fa parte del film ad episodi `Tre passi nel delirio´", aggiunge Gerard Way, "Il cinema, come i fumetti, ci influenzano sempre: anche le figure dei Fabolous Killjoys, i ribelli protagonisti della storia di Danger Days che combattono contro la Better Living Industries, sono ispirate in parte ai film di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez".
Ma dove nasce la scelta di impersonare questi rivoluzionari del futuro, in lotta perenne contro la grande corporation? "Non penso che i Killjoys siano i buoni e la corporation i cattivi. Credo che loro ribellino contro sé stessi, contro l'eccesso di regole che servono a tutti noi ma contemporaneamente ci intrappolano, ma hanno i loro difetti come i loro avversari hanno dei pregi. Noi nel dubbio però scegliamo il colore, la spregiudicatezza", conclude il cantante, "Non vogliamo dare ai ragazzi un'immagine stereotipata: la Better Living è dentro ognuno di noi, anche essere in una rock band significa far parte del sistema, dopotutto".
 

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