La sentenza su Napster fa esplodere la corsa all'MP3

Il decreto emesso dal giudice californiano Marilyn Hall Patel contro Napster (vedi news), e che in pratica obbliga il più celebre e contestato servizio musicale della rete a chiudere i battenti entro la mezzanotte di venerdì 28 luglio (le 9 di mattina di sabato 29 in Italia), ha provocato un’impennata di traffico sui siti che, come Gnutella, FreeNet e Open Nap, permettono di scambiare e scaricare file musicali in formato MP3. Il giorno dopo la pronuncia del giudice, su uno dei server gestiti dalla stessa Napster risultavano caricate ben 872.000 canzoni pronte ad essere scambiate gratuitamente tra i fan mentre i gestori di Gnutella, che offre un servizio analogo a quello di Napster, riferiscono di avere registrato 1,2 milioni di contatti nelle 24 ore successive, contro una media di 300.000. Nelle stesse ore, sul web è montata la protesta dei sostenitori del “file sharing”, che hanno invaso le chat line e le mailbox di Napster e di siti analoghi con messaggi di solidarietà e accuse all’establishment discografico. “Napster è solo un browser, un canestro in cui depositare la musica. E ci saranno sempre altri canestri…” ha scritto un web-sostenitore del sito americano, interpretando il pensiero di molti utenti della musica in rete. Malgrado il sostegno della comunità web, però, i maggiori giuristi americani riconoscono a Napster poche probabilità di vedere accolto il ricorso che chiede la sospensione del provvedimento disposto dal giudice Hall Patel. I gestori del sito, tuttavia, non alzano bandiera bianca e progettano una serie di iniziative di “resistenza”. Il chief executive officer di Napster, Hank Barry, ha detto di avere invitato i 20 milioni di utenti del programma a scrivere alle case discografiche e a recarsi nei negozi ad acquistare i loro album preferiti, così da dimostrare che Napster non rappresenta un pericolo ma uno stimolo all’acquisto dei dischi (uno dei punti chiave su cui insiste la difesa della società americana). Intanto, molti osservatori sottolineano che se l’industria discografica ha vinto una prima, cruciale battaglia, lo scontro è solo agli inizi, tenuto conto della infinità di siti MP3 che, a differenza di Napster, non gestiscono lo scambio di file musicali attraverso un server centrale e risultano quindi molto più difficili da localizzare: secondo Stephen Bradley, consulente di una società tecnologica Usa, “abbattendo Napster l’industria rischia di privarsi dell’unico interlocutore credibile e affidabile tra i tantissimi che praticano la distribuzione non autorizzata di file MP3”.
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