Napster, il parere del New York Times su ‘La Stampa’

Napster, il parere del New York Times su ‘La Stampa’
La Stampa pubblica la traduzione di un articolo molto interessante apparso sul New York Times e incentrato sul caso Napster e sulla sua indiscutibile capacità di aver provocato un cambiamento nell’atteggiamento generale dei consumatori di musica. “(...)Malgrado tutto lo scalpore suscitato dalle questioni del copyright e della legalità, la libertà più importante che Napster ha diffuso nel mondo della musica non è la libertà dal costo, ma la libertà di scelta. Napster, collegando gli amanti della musica e consentendo loro di scambiarsi le proprie collezioni, dà la libertà di scegli ere da un repertorio musicale praticamente infinito, una canzone alla volta. E questo è un enorme cambiamento rispetto al modo in cui oggi l'industria musicale conduce il proprio business, quindi, anche se Napster Inc. scomparirà, non sarà facile convincere i clienti a tornare a comprare la musica nel vecchio modo preconfezionato dalle case discografiche. La maggior parte degli album ha solo due o tre canzoni che piacciono all'ascoltatore medio, tuttavia il formato degli album costringe a scegliere tra pagare per dodici canzoni per avere quelle due o tre che interessano, oppure non averne neanche una. Questo approccio del tipo «o tutto o niente» produce di conseguenza raccolte musicali che sono piuttosto lontane dai gusti effettivi degli ascoltatori. E anche se negli ultimi anni sono stati fatti diversi esperimenti del tipo «createvi la vostra compilation», sono quasi tutti falliti in quanto le etichette più importanti non consentono di accedere alle proprie collezioni una canzone per volta. Napster ha dimostrato che non vi sono barriere tecnologiche all'accesso al catalogo musicale mondiale, ma solo barriere commerciali. Gli utenti di Napster non si limitano a piluccare gli hit dagli album più famosi. Gli ascoltatori assecondano invece tutti i loro interessi, anche i più contraddittori, aggiornando continuamente le proprie raccolte con un po' di Bach, di Beck o anche di Buckwheat Zydeco, a seconda del momento e dello stato d'animo. Dal momento che non tiene conto del genere musicale, una ricerca con Napster produce una cornucopia di versioni alternative: “I'm so lonesome I could die” di Hank Williams interpretata da Dean Martin o dai Cowboy Junkies, oppure una dozzina di cover di “Louie,Louie” . Napster è diventato uno strumento per avventure musicali, in grado di fornire più diversità di quanto non faccia lo scaffale dedicato alla world music di qualunque negozio di dischi. (...)Dopo aver provato questa libertà, gli appassionati di musica non torneranno certamente volentieri in negozio a comperare gli album. La questione rimane il modo in cui gli artisti possono essere pagati quando le canzoni vengono scaricate da Internet. A questo proposito si fanno molte ipotesi: dalla pubblicità alla sponsorizzazione, dalla sottoscrizione alla tariffa per singola canzone. (...)L'industria discografica dovrà trovare un modo per assecondare la libertà ritrovata dei propri clienti”.
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