‘Sanremo Famosi’, vince Daniele ‘Oasis’ Groff

Un Max Pezzali tutto in nero - sufficientemente disinvolto, ma anche un po’ irrigidito dal ruolo istituzionale di conduttore (avrà detto venticinque volte “Esatto!” e altrettante “A questo punto”), e pure bugiardo (aveva detto che non avrebbe cantato, e invece l’ha fatto proponendo un medley di successi degli 883), e una Alessia Merz un po’ più vestita - peccato… - di come appare nel calendario del mensile “Boss” in edicola proprio in questi giorni, e nel complesso innocua benché afflitta da un antipatico birignao, hanno presentato ieri sera (mercoledì 11 novembre), dal teatro Ariston di Sanremo, la prima edizione di “Sanremo famosi”: rassegna di “giovani” ammessi alla prossima edizione del Festival, in pratica una passerella televisiva con un vincitore scelto dal televoto.


Testi insipidi e banali, gag scontatissime (i voti sempre massimi a Alessia Merz da parte della giuria degli amici del bar di Max Pezzali, guidati da Cisco), televendite indecorosamente squallide, pubblico in sala tiepidino come al solito (eccettuati gli entusiastici parenti e amici dei cantanti), poche sorprese nelle proposte musicali.
Già conoscevamo Leda Battisti (“L’acqua nel deserto”), Alex Britti (“Solo una volta o tutta la vita”), i Soerba (“I’m so happy”), Max Gazzé (“La favola di Adamo ed Eva”), Irene LaMedica (“Sette giorni su sette”), Daniele Groff (“Daisy”); diremo allora solo degli esordienti (quelli «al “primo” debutto», per citare una perla degli autori dei testi).
Allegra, “Devi stare attenta”: più fisico che voce, scarpe improponibili, canzone poco convincente.
Dottor Livingstone, “Oggi”: una piccola idea nel pezzo, che però è troppo ripetitivo.
Boris, “Knock down”: qualità peculiari, l’essere carino ed essersi studiato per bene i video di Backstreet Boys, Ultra e Boyzone.
Elena Cataneo, “Maledetta primavera”: fa rimpiangere Loretta Goggi.
Arianna, “Ritorna”: anni fa doveva rappresentare “la risposta della Disney italiana a Cristina D’Avena”, oggi presenta una canzone che sembra arrivare dai Sanremo degli anni Cinquanta.
Quintorigo, “Kristo sì”: forse l’unica bella sorpresa, una formazione voce/contrabbasso/violino/violoncello/sax alto che si muove tra free jazz e rock sperimentale (quasi fossero gli Avion Travel in acido).
Francesca Chiara (“Strega”): il solo pezzo della serata davvero rock, e non male (anche lei è interessante).
Filippa Giordano, “Vissi d’arte, vissi d’amore”: vabbé, ma che c’entra l’opera lirica? Ooops, scusate: domanda sbagliata (Bocelli docet)
Erano ovviamente avvantaggiati, nella pleonastica votazione per il migliore della serata (tanto tutti i 14 approderanno al Festival di febbraio), quelli che si sono presentati con un pezzo già fatto ascoltare dalle radio; e infatti la vittoria di Daniele Groff, garbato clone nostrano degli Oasis, non sorprende più di tanto.
I due ospiti stranieri (Ultra e Cleopatra) sono serviti soprattutto a dimostrare che anche quando - come nel caso dei due citati - lo spessore qualitativo della musica non è eccelso, l’industria musicale anglosassone riesce a confezionare produzioni eccellenti e di conseguenza gradevoli indipendentemente dal valore intrinseco delle canzoni.
Le signore Pingue, Vergine e Stentella, televotatrici (le avranno scelte per il cognome?) hanno vinto biglietto in platea per il Festival e soggiorno a Sanremo. Contente?
Per la storia, ecco la classifica finale, in ordine inverso:
14. Irene LaMedica
13. Boris
12. Soerba
11. Quintorigo
10. Max Gazzé
9. Filippa Giordano
8. Alex Britti
7. Allegra
6. Dottor Livingstone
5. Francesca Chiara
4. Elena Cataneo
3. Arianna
2. Leda Battisti
1. Daniele Groff
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