'La stessa barca' dei 24 Grana: 'Un disco diretto e spontaneo, come noi'

'La stessa barca' dei 24 Grana: 'Un disco diretto e spontaneo, come noi'

Da Napoli a Chicago, al fianco di Steve Albini. Per registrare il loro ultimo album "La stessa barca" i 24 Grana hanno attraversato l'oceano e lavorato al fianco dello storico produttore americano, negli ultimi anni al fianco di artisti come Pixies, Nirvana e Sonic Youth. Ne è nato un disco sporco, nel senso buono del termine, e molto diretto che li ha portati verso territori sonori più vicini al rock classico e ad un maggiore minimalismo negli arrangiamenti. Come sempre, non manca la solita commistione linguistica tra l'italiano e il dialetto campano, tanto cara a loro fin dagli esordi. Abbiamo raggiunto al telefono il leader Francesco Di Bella, chitarra, voce e anima del gruppo, per farci raccontare l'ultima fatica della band partenopea. "L'idea di fondo del disco è partita da una serie di letture che stavo facendo, da `Moby Dick´ di Melville alla `Ballata del Vecchio Marinaio´ di Coleridge", esordisce l'artista, "Quindi mi è venuta in mente questa specie di galleria allegorica di personaggi che si trovano sulla stessa barca, che cercano di remare tutti insieme nonostante le loro diversità. Il messaggio è quello di lasciar perdere i propri capricci e cercare comunque di tirare avanti tutti insieme, nonostante il momento non proprio felice in cui si trova il mondo adesso".
"La stessa barca" è stato registrato interamente in analogico, praticamente in presa diretta, nel tentativo di ricreare l'immediatezza tipica del suono live dei 24 Grana. Ma com'è stato l'impatto con un produttore e musicista importante come Steve Albini? "In America ci siamo davvero divertiti, anche se all'inizio non sono mancate le difficoltà linguistiche. Ma noi ci abbiamo messo la solita rilassatezza e ironia, tendiamo a non prenderci troppo sul serio. Steve è uno che si lascia coinvolgere se gli stai simpatico, è stato molto giudizioso nel curare il suono e darci i consigli sugli ambienti e le chitarre da usare, è un ingegnere molto meticoloso", risponde Francesco.



Il primo singolo estratto dal disco è "Ombre" che, insieme alla titletrack, racchiude forse maggiormente lo spirito dell'intero album. "È una canzone che ho nell'intimità della mia stanza, fa parte di questo coro di persone che io ho immaginato sulla barca. La definirei una riflessione sul non buttarsi giù, un invito a trovare del buono anche in ciò che non si ha", sostiene l'artista, "In fondo è un pezzo ottimista, che rappresenta il nostro modo di vedere le cose".
Nel frattempo i 24 Grana sono partiti per il loro tour, che li porterà in giro per tutta l'Italia. "Amiamo esibirci dal vivo. Forse in questo siamo un po' meridionali, ma dopotutto non ci sentiamo altro che gente che suona e predichiamo l'understatement, il non prendersi mai troppo sul serio. E il rock italiano spesso è un po' ingeneroso verso quelli come noi, ma non è un problema. Il palco è la nostra vera casa, ogni disco lo pensiamo anche in base a quello".
Sono passati anni dall'inizio della carriera della band, quando la scena di Napoli aveva tutt'altro eco a livello nazionale. "Il sottobosco campano è sempre fertile, ma forse non si è approfittato del momento buono in cui c'erano i riflettori puntati su di noi. Ma anche oggi ci sono ancora cose interessanti, la realtà da noi è sempre molto viva", sostiene Francesco.
Concludendo, con "La stessa barca" i 24 Grana sono sempre più un gruppo indie-rock? "No, non direi. Diciamo che anche come filosofia siamo sempre stati particolari: noi come attitudine siamo soprattutto una band new wave e da questo viene molto il nostro gusto per la sperimentazione", risponde l'artista campano, "Ci piace cambiare, altrimenti sarebbe come scrivere sempre lo stesso libro".

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