150 anni in musica: in 3 cd una Storia 'alternativa' dell'Italia unita

150 anni in musica: in 3 cd una Storia 'alternativa' dell'Italia unita

Manca più di un mese al 17 marzo, data ufficiale dell’anniversario. Ma intanto una degna (e niente affatto retorica) celebrazione in musica dei 150 anni dall’unità d’Italia – in anticipo sul Festival di Sanremo 2011, che all’evento dedica la serata di giovedì – si materializza domani, 16 febbraio, nei negozi sotto forma di un box di 3 cd, “L’Italia nelle canzoni”, pubblicato da Ala Bianca e distribuito Warner, illustrato in copertina da una vignetta inedita di Sergio Staino e imperniato su una ampia selezione di canti popolari, sociali, di lavoro e di protesta attinti dagli archivi dell’Istituto Ernesto De Martino e dal catalogo de I Dischi del Sole: 86 titoli per tracciare un affascinante e coinvolgente percorso cronologico che dai canti giacobini post Rivoluzione Francese (1797) arriva fino ai giorni nostri con gli scontri al G8 di Genova (2001).  “Fummo noi, con l’Istituto e prima ancora con il Nuovo Canzoniere Italiano, ad andare in giro per l’Italia a recuperare gran parte di quelle canzoni: sdoganando, in sostanza, quel repertorio”, ricorda a Rockol Cesare Bermani, storico e ricercatore, curatore della selezione e autore del libro che accompagna i 3 cd nella edizione curata da Rizzoli. “Nei primi anni Sessanta ci eravamo chiesti come mai, a differenza di quanto accadeva altrove, da noi nessuno fosse stato in grado di ricostruire un catalogo dei canti sociali. La risposta è che nessuno si era preso la briga di andare a cercare il materiale sul campo”. Cosa che Bermani e compagni, armati di taccuini, magnetofoni e registratori sul modello di pionieri come Alan Lomax, si misero a fare raccogliendo testimonianze di una tradizione orale perpetuata dai “portatori” ma che si stava lentamente spegnendo. “Allora”, ricorda Bermani, “raccogliemmo un mare di materiale che la gente conservava nella memoria ma che quasi nessuno, soprattutto al Nord, cantava più”. Ne uscì (e ne resta memoria nei documenti sonori ripescati dal box) una storia d’Italia alternativa, un “controcanto” al racconto ufficiale degli eventi che hanno segnato i fatti della politica e della cronaca italiana (anche nera), le lotte sindacali e dei lavoratori, le guerre e le “stragi di stato”, le tensioni e le trasformazioni sociali. Con una valenza storica fortemente legata all’attualità (“Il crak delle banche”, la “Ballata della Fiat”), e con protagonisti noti e meno noti: Michele L. Straniero e Giovanna Daffini, Fausto Amodei e Caterina Bueno, Giovanna Marini e Ivan Della Mea, il Paolo Pietrangeli dell’ineludibile “Contessa” e lo stesso Bermani (“non sempre le interpretazioni dei ‘cantautori’ mi persuadevano; sono sempre stato convinto che i brani andassero eseguiti in assoluta fedeltà alla loro forma originale”). Ma poi anche cori e bande, filandiere, mondine, contadine. “Riprendere quel discorso in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia è stata la prima molla che mi ha spinto a realizzare questo lavoro. La seconda è stata il desiderio di riproporre anche canzoni diverse, di portare alla luce porzioni di repertorio inedito. Penso ad esempio alle canzoni molto interessanti, e toccanti, nate durante il periodo delle guerre coloniali. Penso alla versione di ‘Mamma mia dammi cento lire’, che prima di diventare una canzone sul tema dell’emigrazione era una ballata epico-lirica la cui protagonista si recava in America su un cavallo bianco: l’esecuzione che ho scelto risale alla metà degli anni Sessanta ed è di una ex filandiera di Arzignano, in provincia di Vicenza. Ma penso anche alla recente ‘Vi ricordate quel 20 di luglio’, con cui Pardo Fornaciari ricostruisce con precisione gli eventi delle contestazioni al G8 di Genova. Il titolo richiama espressamente quello di ‘Vi ricordate quel 18 aprile’, una canzone a cui sono molto legato perché fui io a trovarla: ce ne sono innumerevoli versioni, io ho preferito quella originale ad opera di Rina Varotto, una mondariso veneta trapiantata nel novarese e dalla voce eccezionale”.

Nelle note introduttive al box, il presidente dell’Istituto De Martino Stefano Arrighetti ricorda la sofferenza di Bermani nel dover operare certe esclusioni… “Sì, certo, ho dovuto lasciar fuori molto materiale. In parte ho recuperato con il libro, che mi ha permesso di coprire un numero molto maggiore di fenomeni musicali: ad esempio le canzoni del periodo fascista, che non avrebbe avuto molto senso inserire nel triplo cofanetto. Altre cose le ho lasciate fuori volontariamente… Non ho incluso ‘Fratelli d’Italia’, per esempio, perché francamente non mi è mai piaciuta e perché su di essa si raccontano spesso delle inesattezze: non è mai stata molto cantata, e la vera canzone del Risorgimento è l’Inno di Garibaldi.  Per gli stessi motivi, come canzone simbolo della Resistenza ho preferito ‘Fischia il vento’ a ‘Bella ciao’, che tutti conoscono”. E “Giovinezza”, tanto per agganciarsi alle polemiche sanremesi? “Quella c’è, ma in una versione parodistica: di parodie, nella mia vita, ne ho raccolte forse una quarantina. Ci sono altre cose divertenti, nel box: io stesso canto  ‘La guardia rossa’ sull’aria  originale della Valse ronde, che Lenin fece poi cambiare: non gli sembrava consono, far marciare l’esercito a tempo di valzer”.   Qualcosa è stato pescato anche al di fuori del prezioso serbatoio del De Martino e dei  Dischi del Sole: “Qualcosa sì, perché ovviamente non tutti i ricercatori confluivano lì. In scaletta c’è un brano raccolto da Jona e Liberovici, ‘’Quattro signori a Parigi vanno’, perché si tratta dell’unica testimonianza esistente di quella canzone. Anche de ‘Il feroce monarchico Bava’, curiosamente, si è trovata una sola versione sul campo: e sono felice di averla scovata io. Da lì deriva la ‘Ballata del Pinelli’, che oggi mi permette anche di fare autocritica. Come sappiamo, il processo ha appurato che al momento della morte il commissario Calabresi non si trovava nella stanza”. Perché la canzone popolare serve anche a questo: non solo a ricordare, ma anche a rileggere la Storia con il senno di poi.

 

 

 

 

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