Tornano i Twilight Singers di Greg Dulli: 'Oggi canto dell'invecchiare'

Chiamatelo, se volete, musicista multitasking. Greg Dulli fa una cosa e ne ha già in mente altre due, collabora con un musicista e intanto progetta di rimettere insieme una vecchia band: come i Twilight Singers fermi da cinque anni, un "vuoto" che l’ex leader degli Afghan Whigs ha riempito suonando con Mark Lanegan (nei Gutter Twins) e affrontando un tour "unplugged" da cui lo scorso anno ha tratto un disco live venduto ai concerti. La sigla TS torna d’attualità con un nuovo album, "Dynamite steps", in uscita il 14 febbraio, e con un tour che tocca l’Italia in aprile per tre date (Bologna, Roma e Segrate/Milano: il 3, 5 e 6 rispettivamente). "Credimi, non me ne sono stato con le mani in mano" assicura al telefono dagli Stati Uniti, e non c’è neanche bisogno che lo dica. "Il tour di ‘Powder burns’ (il disco precedente a nome Twilight Singers) è terminato nel 2007. E i Gutter Twins mi hanno tenuto impegnato un paio d’anni: con Mark abbiamo suonato qualcosa come 35-40 show, acustici ed elettrici, in giro per il mondo. In seguito ho iniziato a scrivere le canzoni nuove, le ho registrate, ho fatto il mio tour da solo. Se ci ho messo più del solito è perché aspettavo l’ispirazione per fare un disco perfetto: perfetto per come lo volevo io, quanto meno. E infatti ne sono molto soddisfatto".
Le intenzioni erano chiare: "Erano due anni che non suonavo una chitarra elettrica e che non mi esibivo su un palco con un batterista. Così ho voluto un suono molto live, canzoni che potessi riprodurre senza problemi dal vivo". E il progetto ambizioso: esplorare la sottile linea di confine che separa la vita dalla morte, mortalità e immortalità. Come il Clint Eastwood di "Hereafter": "Non sei il primo a dirmelo, sai? Ma io il film di Eastwood non l’ho ancora visto, e di persona non lo conosco. E allora se devo scegliere un film di riferimento, per questo album, penso a ‘Il padrino’ di Francis Ford Coppola. Per il tono epico e lo sguardo a tutto campo. Perché racconta una storia che si snoda nell’arco di decenni. E perché tratta di innocenza e perdita di innocenza, di amore e tradimento. E di morte. Come mai mi occupo di questi temi? Perché sto invecchiando! Ricordo un paio di vecchi dischi di Pete Townshend, ‘Empty glass’ e ‘All the best cowboys have chinese eyes’, che parlavano proprio di questo, del diventare vecchi. Del sentirsi ancora giovani e selvaggi mentre intorno a te i coetanei cominciano ad ammalarsi e a morire. Oggi, probabilmente, ho la stessa età che aveva lui quando registrò quei due album. Scrivo canzoni da quand’ero un teenager, rileggerne i testi oggi è come rivedermi nelle diverse fasi della mia vita. Negli ultimi anni ho cominciato a riflettere su cose che prima non prendevo in considerazione, a interessarmi di certe teorie filosofiche. Un processo normale di evoluzione, credo, che tutti prima o poi sperimentano". Con un’attenzione sempre particolare per il lato oscuro della luna, e della psiche umana. "Sì, ma oggi è diverso. Fino a dieci-dodici anni fa vivevo immerso nell’oscurità. Oggi invece penso che non puoi esplorare il lato scuro se non conosci anche la luce. Maturando mi sono reso conto di avere le risorse creative e di immaginazione per rievocare certe cose senza doverle rivivere in prima persona. Mi basta riattivare la memoria".
La voglia di esplorazione, in "Dynamite steps", si estende anche alle scelte musicali: il ricorso all’elettronica (sempre discreta) di pezzi come "On the corner", per esempio. Nato per pura coincidenza. "Mi trovavo a casa di Dave Catching (il chitarrista degli Eagles of Death Metal) a Joshua Tree", racconta Greg. "Lui era uscito a far compere e mi sono ritrovato da solo. Mi sono avvicinato a questo organo fine anni Sessanta, primi Settanta e mi sono messo ad armeggiare sulla tastiera schiacciando pulsanti a caso. E’ partito un ritmo di batteria elettronica che non riuscivo più a spegnere per qualunque sforzo facessi. Cosicché ho provato a seguirlo, ad assecondarlo, ho scovato una sequenza di accordi e in men che non si dica ho scritto e registrato la canzone. Quando Dave è tornato dal suo giro, mi ha spiegato come spegnere quell’aggeggio…".
La casualità come metodo compositivo? "Succede di continuo, sì. Ricordo di avere litigato a lungo con ‘All misery/Flowers’, un pezzo incluso nel disco dei Gutter Twins. Non riuscivo a capire come far funzionare la canzone, insistevo sulla tonalità sbagliata. A un certo punto arriva Mark, mi convince a risuonarla un’altra volta e mi dice che gli piace così com’è, errori inclusi. Ci aggiunge un testo, e d’improvviso tutto va al suo posto". Lanegan è uno degli ospiti importanti anche del nuovo disco, accanto a Nick McCabe (Verve), a Joseph Arthur e ad Ani DiFranco: "Quando sento un suono nella mia testa, mi viene subito in mente chi potrebbe riprodurlo alla perfezione. Con Ani, che conosco da dieci anni e che come me abita a New Orleans, è andata esattamente così. In ‘Blackbird and the fox’ avevo bisogno di una seconda voce femminile e lei è stata perfetta, è bastata una take soltanto. Quando è arrivato il turno di ‘Be invited’ ho pensato a Nick, che non avevo mai incontrato. Gli ho parlato al telefono, gli ho chiesto se poteva fare qualcosa su quel pezzo e gliel’ho mandato. Lui me lo ha restituito con una parte che ho trovato fantastica. E quando ho avuto bisogno di una voce dall tonalità bassa e profonda non ho potuto fare a meno di richiamare il mio vecchio amico Joseph Arthur: che fortunatamente si trovava a Los Angeles proprio nei giorni in cui eravamo lì a registrare".
Torniamo a Lanegan: i Gutter Twins vanno intesi come un progetto one off? "Oh no, vogliamo dargli un seguito, compatibilmente con i nostri impegni. Mark ha iniziato da poco a lavorare a un disco solista, sicuramente ci suonerò anch’io. E’ un songwriter straordinario ed è un vero piacere lavorare con lui. La prima volta che ci siamo incontrati abbiamo suonato insieme la chitarra acustica rifacendo canzoni altrui, vecchi pezzi blues e country. E mi sono proprio goduto gli show acustici che abbiamo fatto dopo il tour elettrico: per me, che lo conosco da vent’anni ma sono un fan da venticinque, è stato elettrizzante armonizzare sulle sue canzoni, guardarlo in azione a pochi centimetri di distanza. Dopo avere finito il disco dei Twilight Singers ho deciso di suonare di nuovo acustico, da solo, proponendo le canzoni che ho messo in cantiere negli ultimi vent’anni della mia vita. E’ stata un’esperienza catartica, e anche il pubblico ha mostrato di esserne soddisfatto".

Caricamento video in corso Link


In una di quelle occasioni, lo scorso novembre a Barcellona, sul palco con lui è salito un altro vecchio amico, Manuel Agnelli degli Afterhours. "Io e Manuel ci sentiamo almeno una volta al mese ma era un po’ che non lo vedevo. E’ stato un grande piacere condividere il palco un’altra volta. Lui è un grandissimo cantante, e una delle persone che preferisco al mondo. Ha un grande talento, è divertente, ed è una bellissima persona. Sono un suo grande fan".

 

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.