Midem 2011, il preoccupante punto di vista di Levy (Vivendi)

Midem 2011, il preoccupante punto di vista di Levy (Vivendi)

Difficile definire illuminato il punto di vista sul futuro della musica digitale espresso oggi da Bernard Levy, CEO del gruppo Vivendi, durante una pubblica intervista nella giornata inaugurale del MidemNet, durante l'edizione 2011 del Midem in corso a Cannes. La mattinata era trascorsa tra panel nei quali esperti ed addetti ai lavori avevano posto l'accento sulla fase di transizione di cui l'industria musicale è protagonista tra mille difficoltà, concordando sostanzialmente - tra le altre cose - sulla progressiva affermazione del modello di 'accesso' favorito dalla diffusione del cloud computing, sull'inesorabile erosione del modello 'pay per', finora redditizio solo all'interno dell'ecosistema iTunes, e sul ruolo crescente del social networking per il marketing musicale.
Andare controcorrente può essere coraggioso, originale, temerario, provocatorio. Ma anche denotare scarsa aderenza alla realtà dei fatti. Ed è il caso di Levy, che sembra di diverso avviso rispetto alle menti più acute del settore e riesce ad incarnare al peggio il ruolo dell'incumbent, rivendicando la preminenza presente e futura di Universal sul mercato planetario.
"Non credo che avremo un servizio in grado di sostituire il CD, e i CD non scompariranno", la sua frase-manifesto. Apparentemente ancorato a uno scenario da tardi anni '90, ha tessuto le lodi di Hadopi e lanciato strali contro una Germania troppo distratta nella lotta alla pirateria, per poi completare l'intervento con affermazioni come  "Le soluzioni per il successo della musica digitale sono la regolamentazione e il controllo" e "La musica ha un futuro nei paesi in via di sviluppo, perchè oggi il nostro marketplace copre solo il 20% dei paesi del mondo, quelli più ricchi". Assenti illustri nella sua visione i social media o  termini e parole chiave come 'engagement'.
Mentre la discografia si dibatte per cercare soluzioni ad una situazione complessa, con sforzi che meritano la solidarietà e l'appoggio dell'intera industria musicale,  che al vertice di un operatore leader di mercato ci si nascondano la realtà corrente, gli errori commessi in passato e le caratteristiche di un'utenza che in quindici anni ha al contempo subito ed accentuato una rivoluzione che ha spazzato via un modello di business è estremamente preoccupante.

(gdc)

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