Musica digitale: l'incremento del 2010 (+ 6 %) non basta ad arginare la crisi

Musica digitale: l'incremento del 2010 (+ 6 %) non basta ad arginare la crisi

La musica digitale vale oggi 4,6 miliardi di dollari a livello mondiale, il 29 % del fatturato generato dall’industria discografica nel suo complesso. Lo rivela l’IFPI Digital Music Report 2011 presentato ieri a Londra, da cui risulta anche che la la crescita dei canali di distribuzione digitali  (+ 6 % sull’anno precedente) non è ancora sufficiente a controbilanciare la contrazione del mercato mondiale della musica registrata, il cui calo per il 2010 è stimato intorno all’8-9 %. 

Negli Stati Uniti, il maggior mercato musicale del mondo, il digitale assorbe quasi la metà del fatturato, ma i tassi di crescita (+ 13 % per gli album, appena + 1% per le singole tracce) mostrano già segni di stallo e di saturazione del mercato. In Europa, al contrario, la crescita del digitale è stata superiore alle attese toccando quasi il 20 %: ciò nonostante, meno di un quinto dei supporti musicali venduti nel Vecchio Continente sono in formato digitale. 

L’indagine IFPI segnala la presenza di oltre 400 servizi legali di musica digitale nel mondo, con oltre 13 milioni di brani complessivamente in catalogo; e sottolinea lo sviluppo sostenuto dei servizi di streaming in abbonamento come Spotify, che in Europa rappresenta oggi la seconda fonte di ricavi digitali per le case discografiche dopo iTunes. Tuttavia, a dispetto delle azioni giudiziarie di successo sostenute contro LimeWire e The Pirate Bay, resta alto l’allarme pirateria: anche in  Paesi europei come la Spagna, dove il 45 % degli utenti di Internet ammette di ricorrere al file sharing illegale, mentre tra il 2005 e il 2010 le vendite di prodotti musicali sono crollate del 55 %. Proprio a causa della pirateria, e a dispetto della crescita tumultuosa del digitale nel mondo (+ 1000 %  negli ultimi sei anni, spiega il report IFPI), il giro d’affari delle case discografiche si è ridotto nello stesso arco di tempo del 31 per cento: a soffrirne sono tanto le major che le etichette indipendenti, i livelli occupazionali nel settore e gli investimenti nei talenti emergenti, sempre meno presenti nelle classifiche dei dischi più venduti.

 

 

 

 

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