Elton John, lo show malinconico di un 'clown triste'

Elton John, lo show malinconico di un 'clown triste'

Giacomo Pellicciotti relaziona su Repubblica del concerto di Elton John, “clown triste” nella descrizione che ne fa il giornalista: “si è fatto portare con una macchina di rappresentanza fino ai bordi del palco e, annunciato da una sigla pomposa e trionfale, è salito in scena visibilmente ingrassato.

Parrucchino rosso, occhiali scuri e abito bianco, Sir Elton non si è certo risparmiato. Ha attaccato con l'ormai classica "Your song" e poi ha sciorinato gran parte del repertorio più amato. Ma dopo "Border song", "Daniel", "Honky cat" e altri tre brani, è andato in tilt l'impianto-luci e lo schermo si è desolatamente spento. Un lungo quarto d'ora di pausa e il baronetto ha ricominciato come se nulla fosse da "Rocket man", ma il dannato schermo ha fatto i capricci fino all'ultimo. (.) A mezzanotte, dopo uno show ripetitivo e piuttosto malinconico, in cui l'estroverso entertainer sembrava un po' la reincarnazione del vecchio Liberace, è arrivata come commiato la micidiale "Candle in the wind", riproposta per fortuna con il testo originale di Bernie Taupin dedicato a Marilyn Monroe. Al pianoforte Elton John ha sfoggiato tutta la sua tecnica da virtuoso. Ma per comunicare con le grandi folle, la popstar distorce lo strumento con un suono fastidiosamente metallico, ridondante, che elimina sfumature e preziosismi a favore di un impatto più pacchiano e retorico. Elton John vuole stupire con effetti speciali, ma il risultato finale è abbastanza triste”. Con gli stessi toni – “spettacolo stanco e un po’ annoiato” – si esprime anche l’altro articolo dedicato dal Giorno a Elton John, dopo quelli dei giorni scorsi. .

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