Pete Yorn racconta a Rockol la sua collaborazione con Frank Black (Pixies)

Pete Yorn racconta a Rockol la sua collaborazione con Frank Black (Pixies)

 

L’accoppiata è di quelle suggestive: Pete Yorn e Frank Black. Un cantautore rock e la mente dei Pixies. L’occasione è “Pete Yorn”, disco eponimo del musicista americano, uscito oltreoceano lo scorso autunno, e ora pubblicato anche in Italia. Abbiamo colto l’occasione per farci spiegare da Pete come è nata questa strana collaborazione, che segue un’altrettanto “strano” duo formato l’anno scorso con l’attrice Scarlet Johansson per “Breakup”.

“Nel 2008 ero a casa di un produttore con cui avevo lavorato al mio primo disco”, ci spiega Pete quando lo raggiungiamo al telefono, a Parigi. “E’ passata a trovarci un’altra mia vecchia amica discografica, che non vedevo da tempo. A entrambi ho fatto ascoltare un po’ di materiale, e la mia amica mi disse: Charles Thompson dovrebbe lavorare a queste canzoni. Chiesi chi era, senza riconoscere il vero nome di Frank Black. Ci mise in contatto, ma all'inizio non credevo che ne sarebbe venuto fuori qualcosa… Invece, dopo 2 settimane, ho ricevuto una mail direttamente da lui, che mi diceva che era disponibile. Dopo una chiacchierata, ci siamo trovati e abbiamo fatto un piano”.

Il risultato è il quinto disco di Pete: un disco dal suono decisamente più secco e rock, sia rispetto al disco con la Johansson, sia rispetto a “Back & fourth”, ultimo albun di studio da solo, uscito nel 2009, ma in realtà inciso dopo  questo “Pete Yorn”. “Volevo fare un disco molto diverso da quello a cui stavo lavorando, un disco più dettagliato e prodotto che poi sarebbe diventato ‘Back and fourth'. Con Frank ci siamo detti: andiamo in studio, ci diamo 5 giorni, incidiamo senza troppo fronzoli e cerchiamo di catturare il momento.  E’ successo naturalmente. Avevo molto energia messa da parte, tralasciata per fare musica più melodica, prima o poi dovevo tirarla fuori”.

Nessun rimpianto nell’aver lasciato fermo così tanto un disco venuto fuori in maniera così veloce e spontanea? “Le mie canzoni, almeno quelle che vale la pena di cantare,  crescono con me, mi accompagnano”, spiega Pete. “Il mio primo disco rimase fermo per un anno prima di essere pubblicato, e nel frattempo avevo già lavorato a molte altre cose… Quando ho finito il disco ero così contento che volevo pubblicarlo subito, ma avevo degli obblighi con la mia vecchia etichetta per cui si è deciso di pubblicare prima ‘Back and fourth’. Ma questo non intacca la dedizione verso questo disco, verso quanto ci sono legato".

La chiacchierata con Pete è anche l’occasione per chiedere lumi sull’altro progetto recente, la collaborazione con Scarlett Johansson. Attrice, con alle spalle un altro disco di cover di Tom Waits, non accolto benissimo dalla critica. “The break up”, invece…. “Qualcuno mi ha detto davvero che ero pazzo a pubblicarlo. Il disco con Scarlett è stato il primo che ho inciso di questa sequenza, quasi un esperimento realizzato in poco tempo e per 2000 dollari. Un disco fatto in casa, non supportato da un tour ma solo da qualche data promozionale. E’ andato molto bene soprattutto in Francia: credo che abbia dato ad entrambi diverse opportunità. E’ un disco serio, un piccolo classico che resisterà anche tra 10 e 15 anni”, quasi si difende Pete.

L’inarrestabile Pete ha già un’altra pubblicazione in cantiere: “A marzo pubblicherò una ristampa del mio disco di esordio ‘Musicforthemorningafter’ per celebrarne i suoi dieci anni,; sarà un edizione con con alcuni bonus e note scritte da David Fricke di Rolling Stone. Farò  anche qualche concerto celebrativo suonando il disco per intero”.

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