I Pearl Jam a Verona, Vedder dice di no al Papa

I Pearl Jam a Verona, Vedder dice di no al Papa
Erano andati a seguire i Pearl Jam per la prima delle loro due date italiane, in programma per ieri sera all’Arena di Verona: ma i titoli dei quotidiani di oggi dedicati al gruppo di Eddie Vedder non parlano di musica. Motivo? Una dichiarazione di Stone Gossard, che ha rivelato che al gruppo era stato proposto di suonare per il Giubileo, ma che la risposta è stata no. Al di là di questo la prima considerazione che salta agli occhi è che Elton John allo Stadio rigamonti di Brescia ha fatto 7mila paganti, i Pearl Jam all’Arena 14mila: quando si dice i tempi che cambiano, finalmente....ma questo è un altro discorso. Ecco il resoconto del Corriere della Sera, a firma Gloria Pozzi: “. I cinque Pearl Jam, fratelli sopravvissuti dei Nirvana di Kurt Cobain, si proclamano «onorati di suonare in questo mitico tempio della lirica». Ma confessano di aver detto no al Vaticano: «Abbiamo rifiutato di suonare per il Giubileo. Ma non critichiamo chi, come Lou Reed, ha accettato. E comprendiamo la Chiesa, che ha capito che con il rock può attirare i giovani». Gli ingressi sono tappezzati con un poster firmato Pearl Jam: «Per favore non praticate il "body surfing" che è di natura violenta e causa di possibili gravi infortuni». I 14mila fan che fanno registrare il tutto esaurito al concerto seguono le istruzioni per l'uso dei loro eroi duri e puri e si trattengono dal volare l'uno sulla testa dell'altro, ma non per questo non si scatenano per le due ore e un quarto d’un sound potente che, di volta in volta, si tinge di punk, folk, reggae indiano, psichedelia. La musica a tratti spietata, a tratti dolente, e comunque sempre appassionata, si abbatte con la forza di un tornado. E già si annuncia come un altro tutto esaurito, 12.500 biglietti venduti, anche il secondo e ultimo appuntamento italiano (domani al Forum di Assago), promotori di una campagna contro il caro-biglietti dei concerti, in tour mondiale sull'onda dell'uscita dell'album «Binaural», in testa alle classifiche di vari Paesi, Italia compresa. I Pearl Jam salgono sul palco alle 21. Propongono una trentina di canzoni. Alternano il vecchio e il nuovo, con sapienza, in equilibrio tra sonorità estreme e melodia. Eddie conferma di avere una delle voci più belle del rock contemporaneo. Con lui, i chitarristi Mike McCready e Stone Gossard (che dice: «Qui ci sono i nostri veri fan»), il batterista Matt Cameron, ex Soundgarden (band disciolta, figlia della scena di Seattle) e il bassista Jeff Ament. L'attacco è con la vecchia ballata «Long Road», si prosegue con la nuova e feroce «Grienvance». Sarà l'emozione, ma il cantante sulla celebre «Hail hail» inciampa mentre cavalca all'indietro sul palco: lo sostiene l'urlo d'amore della folla. Tra le 200 canzoni in repertorio, scelgono vari brani nuovi, tra cui la morbida «Nothing as it seems» (Niente è come appare), che ben esprime la filosofia della band nemica della new economy, e «Insignificance». In «Soon forget» Eddie suona l’ukulele. Trionfali le storiche «Corduroy», «Animal», «Given to fly», «Do the evolution», che il cantante esegue giocherellando con una maschera antigas, «Alive», «Last kiss» rivedute e corrette. Prima di «MFC», Eddie accenna «'O sole mio». E cita anche «Tom Waits», i Pink Floyd, Jimi Hendrix. Si diverte a scattare polaroid dei fan, al di sotto dei 30 anni, in venerazione. Gran finale con «Yellow ledbetter»”. I brevi pezzi de il Giorno e la Stampa sono invece soltanto riferiti alla notizia del no al concerto per il Giubileo.
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