Elton John in assolo a Brescia: le cronache

Elton John in assolo a Brescia: le cronache
Il Corriere della Sera, in un articolo a firma Valeria Crippa, relaziona a proposito del concerto tenuto da Elton John martedì 20 giugno allo Stadio Rigamonti di Brescia: “Uno schermo sospeso sul palco, scene completamente spoglie, con tre teste di medusa raffigurate su un telo bianco a ricordare il sodalizio con la maison Versace iniziato da Gianni e perpetuato da Donatella e Santo, sono stati l’unica concessione alla spettacolarità che il baronetto s’è regalato in un concerto di sapore intimista. Banditi gli effetti speciali e sfrondati i costumi tendenti al travestitismo, Sir John s’è presentato in chiave «minimal», giacche pastello o scure e occhiali castigati e parrucchino rosso tiziano, in sintonia con la dimensione da camera del concerto. Con la sola complicità d’un pianoforte grancoda nero, con cui ha ingaggiato un corpo a corpo appassionato, la popstar ha dato così la stura a una frenetica carrellata attraverso 30 anni di carriera, snocciolando le sue più fortunate canzoni. Elton John ha intrattenuto il pubblico - 7000 fan di tutte le età allo stadio Rigamonti - guardando alla sostanza, più che alla forma, attraverso una hit-parade di successi”. L’articolo del Corriere parla anche dell’ipotesi di concerto calabrese che John dovrebbe tenere in memoria di Gianni Versace: “E il 9 settembre la popstar dovrebbe tenere un concerto a Reggio Calabria in occasione di «Omaggio a Versace», manifestazione promossa dall'assessorato regionale al Turismo della Regione Calabria per ricordare lo stilista scomparso. Lo show dovrebbe essere ripreso e messo in onda da Canale 5”. Del concerto di Elton John si occupa anche la Stampa nella cronaca di Marinella Venegoni: “tutto solo, dicevamo, e per noi Reginald si digerisce meglio così, con il pianofortone che non finisce mai ed emette uno strano suono troppo squillante che evoca un clavicembalo, con quelle sue piccole dita paffute che pestano dannate alla ricerca di una invidiabile serie di melodie che hanno fatto sfracello nel mondo attraverso ormai tre decenni: «Your Song», con la quale parte, «Daniel», «Nikita», «Sorry Seems To Be The Hardest World», «Sacrifice», «I guess That’s Why They Call It The Blues», sono pezzi marca leone, e solo per questo andrebbe rispettato questo baby-boomer cui probabilmente l’ingombrante mamma non insegnò bene da piccolo l’uso del vasino; finì che lui nella vita non s’è mai stancato di strabordare, con la musica o con gli stravizi o con le spese: ma questa è ora l’età del redde rationem, dove se vuoi continuare a campare devi imparare per forza. La regola della musica lo rimette insieme, gli dà dimensione. Ascolti «The Greatest Discovery» e ci riconosci dall’inizio un’altra canzone, «La leva calcistica della classe ’68» di quel birichino di De Gregori che non è la mammola che sembra, neanche lui; poi, ecco il ragtime di «Honky Cat», esercizio virtuosistico che strappa applausi ma non è privo di sbrodolamenti, e si tira un po’ giù nella lunga orda del finale strumentale. Una gran botta al termine del brano fa immaginare che l’impianto sia saltato, Elton si alza indispettito e la gente corre verso il palco per vederlo da vicino. Inguaribili fans. Quando si riprende, è subito «Rocket Man», con altri applausi che subito cancellano la pausa. Sul concerto di ieri si aggirava il fantasma del nuovo disco, «The Road To Eldorado», che è già nei negozi ma non viene promosso in attesa che esca, a settembre, il film di cui è colonna sonora, il nuovo colosso a disegni animati della Dreamworks, concorrente della Disney per la quale Eltonino ha lavorato finora: suo partner nelle liriche è nuovamente Tim Rice, come nella sfortunata «Aida», e dentro c’è un duetto con un altro pezzo da novanta, Randy Newman, in un brano che s’intitola «It’s though to be a God», è dura essere un dio. Proprio questo deve aver pensato, Sir Reginald, rimontando piano la scaletta dei successi dopo lo strappo dell’impianto, fino all’inevitabile trionfo finale”.
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