Marianne Faithfull a Ravenna per ‘I sette peccati capitali’ di Kurt Weill

Marianne Faithfull a Ravenna per ‘I sette peccati capitali’ di Kurt Weill
Spiegamento di quotidiani per il ritorno in Italia dell’ex-musica dei Rolling Stones Marianne Faithfull, impegnata nel concerto inaugurale del Ravenna Festival: Leonetta Bentivoglio su Repubblica la racconta così: “"Un angelo con due tette immense". Così Andrew Loog Oldham, manager dei Rolling Stones, accolse nei primi anni '60 l'apparizione della 17enne Marianne Faithfull, introducendola a Mick Jagger e ai sabba della Swinging London. Con la sua prima canzone, “As tears go by”, lei fu subito in testa alle classifiche. Alta, sottile, bellissima, sfoggiava un volto puro in contrasto col seno trionfale e inaspettato, pronto a stimolare cattivi pensieri. In effetti Marianne, eletta all'epoca musa dei Rolling Stones, ispiratrice di “Sympathy for the devil” (leggeva Il Maestro e Margherita di Bulgakov quando Jagger compose la canzone) e creatrice di “Sister morphine”, di pensieri e giochi tutt'altro che innocenti ne stimolò tanti, tra eccessi e follie autodistruttive, discese e risalite dai gironi della droga. Una vita così spettacolare e emblematica di un clima da sembrare fatta per un film (e infatti il regista Jim Sheridan sta scrivendo una sceneggiatura basata sulla sua autobiografia: Faithfull, del '94). (...) Una voce con cui, da qualche anno, ha scelto di cantare anche Kurt Weill, "tornando alle radici, quand'era il compositore-mito di mia madre", spiega lei un paio d'ore prima del concerto inaugurale del Ravenna Festival, al Palazzo Mauro De André. (...)"Baronessa austro-ungarica e discendente di Sacher-Masoch, mia madre era danzatrice a Berlino nella compagnia di Max Reinhardt", raccontava nell'intervista del pomeriggio. "La mia infanzia era immersa nei dischi di Weill, da sempre ne sono innamorata". Può raccontare i perché di quest'amore? "E' una musica viva, espressiva. E così comunista! Ne amo l'aspetto politico esplicito, violento. “I sette peccati capitali” è una delle rare occasioni in cui la parola comunismo è pronunciabile in tutta la sua pienezza. Cantai il ruolo di Anna per la prima volta a New York nell'89, poi nel '92 alla Brooklyn Academy of Music, poi a Salisburgo nel '98. Ho anche inciso brani della Repubblica di Weimar in uno dei miei album recenti, 2Oth Century Blues. E' musica sconvolgente per difficoltà: il suo senso va colto con la testa e il cuore. E Anna è il mio personaggio, mi ci specchio per intero. In me vivono sia Anna I che Anna II, la cattiva e la buona". Ha modelli di riferimento? "Lotte Lenya, per cui nacque il ruolo. Milva? Non è nella mia direzione. Interessante constatare come tanti interpreti di canzoni popolari affrontino Weill. Ma quasi nessuno lo fa nel modo giusto. Tanto meno i cantanti lirici". Secondo lei quali sono le qualità indispensabili per interpretarlo? "Terribili esperienze familiari alle spalle". Quale musica oggi le piace ascoltare? "Bach, Mozart, Beethoven. E amo il jazz classico: Miles Davis, John Coltrane. Le cantanti? Sinead O'Connor. E anche se vivo a Dublino non mi piace la musica irlandese, detesto quel che sa di folclore. Il rock? Non so più cosa sia. Mi sento estranea al suo disordine. Mi piacciono i Metallica, con cui ho lavorato di recente. Sono stata io a dar loro l'idea di collaborare con la Filarmonica di San Francisco. Trovo stimolanti le contaminazioni tra rock e sinfonica". Il suo prossimo album? "Ho fatto solo tre canzoni, di cui una con Jarvis Cocker. Per adesso ho chiaro solo il titolo dell' album: Sliding through life on charme". Ovvero "scivolando nella vita con charme". Lei lo ha fatto? "Non so. So solo che il mio momento migliore è il presente. Soltanto ora capisco quel che mi succede. Sono finiti i tempi duri. E' divertente. Ma il tragico è che quando diventi capace di amministrarti iniziano i malanni, la decadenza fisica, l'invecchiamento... Che fregatura".
Un’articolo maggiormente incentrato sulla storia della piece “i sette peccati capitali” è quello firmato su Il Giorno da Lorenzo Arruga. Ecco invece un breve ritratto dell’artista con tanto di dichiarazione ‘compromettente’ così come riportato dall’articolo dedicato all’evento da la Stampa: “: una donna vera, non una di quelle sciaquette attente agli aggettivi e a non sorridere per non mostrare le rughe: semmai è nervosa e troppo compresa, sul palco fra i professori. Sposta la sedia con fragore nel bel mezzo di un attacco dell’orchestra, si tira giù lo scialle blu, si tira su il lungo strascico del vestito nero, mette gli occhiali quando non deve leggere e viceversa. Ma ci dà comunque una versione umanissima e semplice delle peripezie di Anna che gira le città per guadagnare e tirar su la famosa casa in Louisiana. La scelta di questa versione dei «Sette peccati» ha molto mortificato Milva, che ha scritto al Ravenna Festival lamentando che si preferisse il testo in inglese al tedesco che canta lei; anche questo Marianne sa, e ce lo ha confidato in un breve incontro prima della performance. Dunque ha sentito parlare di Milva, Marianne? «Sì ma mi lasci perdere, io non andrei mai in quella direzione artistica. Ci sono tante cantanti pop che vogliono interpretare il personaggio di Anna, però con tutto il rispetto possono farlo in poche, anche fra coloro che militano nella lirica: perché non hanno il polso, la grinta. E poi basta davvero con questa storia di Milva, non mi voglio incazzare perché debbo cantare»”.
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