Seconda serata di Festate a Chiasso: il trionfo di Femi Kuti

Seconda serata di concerti ieri sera a Chiasso, in occasione di Festate, il festival di culture e musiche dal mondo giunto quest'anno alla sua decima edizione.

Un appuntamento lungamente atteso dagli organizzatori e che ha fatto - come di consueto - il pieno in termini di pubblico, portando le presenze a oltre 5mila. La serata di concerti è stata aperta intorno alle 19.30 dall'esibizione del coro Acratopège, capace di spaziare con il proprio repertorio attraverso le mille realtà musicali cui attinge, e salutato da un buon riscontro di pubblico. A seguire, una formazione molto particolare, nata dall'incontro di alcuni musicisti di estrazione jazz - capitanati dall'olandese Jasper van't Hof - con un coro zulu sudafricano: insieme si fanno chiamare Pili Pili & Phikelela Sakhula Zulu Choir, e per un'ora e mezza abbondante hanno proposto una musica dalle solide strutture africane, impreziosita da assoli e improvvisazioni jazz, cosi' come già illustrata nel loro album "Incwadi yothando". Sembrava una scommessa ardita, quella di sposare un mondo musicale e vocale incline all'essenzialità con le atmosfere a tratti formali del jazz, ma l'esibizione ha messo in luce anzitutto la sincerità dell'approccio di van't Hof e colleghi, che hanno offerto abbondante spazio alle sonorità del coro e, nei loro assoli e nelle tessiture armoniche strumentali, sono riusciti ad evocare con grande forza le musiche da ballo sudafricane. Festate non è soltanto musica, e allora ecco arrivare, nel tempo di un breve cambio di palco, l'intervento della scrittrice albanese e svizzera Elvira Dones, incentrato sulla "Giornata del rifugiato 2000". Quello dei rifugiati, politici religiosi o etnici, è un tema assai sentito nel Canton Ticino, 'paese felice' nell'iconografia tradizionale e invece impegnato concretamente, con le proprie organizzazioni, nelle problematiche sociali di questo tipo. Si torna alla musica con Wendo Kolosoy e la sua band, ambasciatori assoluti della rumba africana. Dal Congo al palcoscenico di Festate il passo non è breve, ma Wendo Kolosoy, un simpatico vegliardo di 75 anni, punta tutto sull'intrattenimento e su uno stile vocale che sembra assurdamente parente dello yodel svizzero. Risultato: gente che balla e che si guarda sorridendo, mentre Albert Emina, 67 anni, accenna al pubblico tutti i passi di danza che è necessario conoscere per non sfigurare. Visti sul palco, Kolosoy ed Emina sembrano la versione congolese dei Buena Vista Social Club e non è un caso che la loro musica, sia pure con le dovute differenze, riecheggi i tempi, le armonie e le tematiche degli anni d'oro. Dopo Kolosoy è il momento di un altro intervento parlato, quello dello scrittore rifugiato e ticinese d'adozione Ibrahim Sylla-Tati. Le sue parole sono di fuoco, e chiamano applausi a scena aperta e qualche fischio quando rischiano di diventare troppo lunghe. Ma è un grande applauso che lo saluta alla fine di un intervento profondo e 'scomodo', mentre sul palco tutto si predispone all'arrivo di Femi Kuti, il figlio del "re dell'afrobeat". Il suo è un concerto superlativo sin dall'inizio, sin dalla presentazione della band, e quando arriva lui, Femi, il pubblico della piazza esplode finalmente tutto il suo entusiasmo. Non è facile descrivere la tensione e l'energia del suo concerto, che lo ha visto cantare e ballare senza sosta per oltre due ore, ma quello che si puo' dire è che, oggi piu' che mai, il suono e la musica di Femi Kuti sono un ritratto perfetto dell'Africa tradizionale e al tempo stesso moderna, capace di guardare a occidente per alcuni riferimenti musicali e al tempo stesso di tenere alte le radici musicali contagiose e inebrianti della propria musica. Tremendamente somigliante a suo padre, il grande Fela Kuti, simbolo di una musica ribelle che dalla Nigeria si è riversata nell'Africa prima e poi in Europa, anche lui a suo agio con il sassofono, grande cantante e ballerino conturbante, giusto miscuglio di energia e sensualità, Femi Kuti si è presentato sul palco con quella che piu' che ad una band somigliava ad una vera e propria orchestra: una sezione fiati di quattro elementi, tre percussionisti, un batterista, tre splendide ballerine, e poi chitarra, basso, tastiere, tutti rigorosamente in abito di scena, come lui del resto. Al centro del concerto alcune canzoni del suo piu' recente album, lo spendido "Shoki shoki" insieme a lunghe sequenze strumentali, e un paio di inviti al popolo africano "affinché decida finalmente di predersi le proprie responsabilità, di scegliersi da sola i propri leader, di scegliere cosa è giusto e cosa è sbagliato, di prepararsi a vivere come bisogna vivere nel 21esimo secolo". Nella piazza l'entusiasmo è a mille, alla domanda "Siete stanchi?", fatta maliziosamente da Femi Kuti, l'urlo è uno solo: "Nooo!". Si va avanti cosi' per un'altra mezz'ora buona, con la musica che scorre torrida e pulsante, fino a quando Femi incanta la platea dedicando un brano a suo padre. Va via con la piazza che scandisce a gran voce quel nome, Fela Kuti, e quando torna per il primo dei bis riprende il brano esattamente da dove lo aveva interrotto. C'è ancora tempo per due brani, poi si finisce davvero, ma la piazza è davvero appagata (si scoprirà dopo qualche ora che il concerto è stato talmente bello che sono stati in meno dei soliti a concedersi la distrazione di una birra o di un kebab, per il dispiacere - solo economico, per carità - di quanti gestivano il reparto 'rifornimenti'). Oggi Festate si concluderà con un ultima giornata di piazza, sempre naturalmente di fronte al municipio di Chiasso: aperitivo, cena multietnica, animazioni e la musica gitano occitana dei Musique Simili. .

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