Peter Gabriel spunta da un 'Ovo'. La conferenza stampa

Peter Gabriel spunta da un 'Ovo'. La conferenza stampa
Sì, è ingrassato, anche se la rotondità del volto è attenuata da un pizzetto brizzolato. Forse sono brizzolati anche i capelli - ma il cranio rasato fa apparire il grande esploratore della musica pop come un Buddha dagli occhi azzurri, al cui sermone milanese è accorso quasi un centinaio di giornalisti, che alla fine lo ha assediato per parecchio tempo, pur di ottenere il fuggevole dono di un autografo (Rockol ha desistito per la ressa...).
Sarà stata l’emozione di trovarsi di fronte a quello che per molti addetti ai lavori è un totem, sarà il fatto che i giornalisti come gli studenti si vergognano a fare le domande al professore in presenza degli altri discoli. Ma la sensazione è che nessuno volesse disturbarlo. Gli chiedono di Napster ("Sono uno di quelli cui non spiacerebbe vederla chiusa: toglie soldi non tanto a quelli come me, quanto agli artisti meno conosciuti"). Gli chiedono della Real World e del Womad. Ma pochi hanno tentato di chiedere spiegazioni per il suo grande mistero. Ovvero: perché un solo disco in dieci anni? E perché ogni primavera si dice sicuro che "Up" uscirà entro la fine dell’anno (lo ha fatto anche oggi), ma finora solo il progetto "Ovo", la colonna sonora dello show del Millennium Dome, gli ha ridato la voglia di fare musica?
"Ho 50 anni, e i vecchi ci mettono un po’ di più per alzarsi dal letto, la mattina... Il fatto è che mi piace essere coinvolto in altri progetti. Ogni volta che mi trovo davanti a una deviazione da ciò che sto facendo, mi ci butto. Il che mi ha permesso di fare molte cose. Non credo sia una crisi creativa: ha ragione Tony Levin, il mio bassista, quando dice che a Bath ho parecchi master di brani che avrebbero solo bisogno di una sistemata per andare su un album. Purtroppo, devo riconoscere che mi piace mettere giù nuove idee, ma si sa, iniziare le cose è semplice, mentre finirle è tutto un altro paio di maniche. Mi piace ancora fare dischi e suonare dal vivo, ma se seguissi la routine del musicista (un anno un disco, l’anno dopo un tour, poi ancora un disco, poi ancora un tour), da un lato non potrei più occuparmi delle altre cose che mi interessano, e dall’altro le mie esperienze umane si ridurrebbero a fare dischi e suonare dal vivo. Alla fine, sarei costretto a scrivere canzoni sul fare dischi e suonare dal vivo".
Però "Ovo", disco che in molti brani lo ripropone nella sua forma migliore, ha fatto il miracolo, anche se il Millennium Dome londinese per il quale è stato concepito è stato molto criticato. "In effetti l’idea del Dome era partita dal precedente governo conservatore. Poi i laburisti si sono ritrovati la patata bollente. Personalmente, anch’io avrei preferito che tutti i soldi usati per costruirlo fossero utilizzati per la sanità pubblica. Molta gente è delusa dal fatto che i laburisti sono molto meno radicali di quel che si pensava", dice. Ma quello del Millennium Show è comunque un progetto che lo ha allettato ("Mi piace sentirmi come un bambino in un grande recinto con tanta sabbia per giocare"), e lo ha spinto a scrivere una storia simbolica dell’umanità (che Rockol ha già descritto - vedi News). "Oltre a raffigurare le tre ere della nostra civiltà, con la vicenda della famiglia protagonista di ‘Ovo’ volevo suggerire che ogni ideologia ha una primavera, un autunno e un inverno. Se ci aspettiamo che ne nasca una nuova, dobbiamo prepararci al fatto che un’altra deve morire".
E a margine, racconta di come recentemente si sia riavvicinato al padre 88enne come mai prima gli era capitato, e di avere pianto mentre faceva yoga con lui. All’anziano genitore è dedicato uno dei brani di ‘Ovo’ - un dettaglio che, unito alla recente ammissione di aver molto sofferto per il divorzio e la lontananza dai figli, può dare qualche elemento in più su cosa, da qualche anno, Peter Gabriel trovi più interessante che non fare il guru musicale a tempo pieno.
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