Johnny Halliday festeggia 40 anni di musica in piazza

Johnny Halliday festeggia 40 anni di musica in piazza
Ampio risalto, sui quotidiani di oggi, al concerto tenuto dall’evergreen del rock’n’roll francese, Johnny Halliday, che sabato sera ha tenuto un concerto gratuito proprio sotto la Tour Eiffel per celebrare come si conviene i suoi quarant’anni di musica. Scrive Laura Putti, corrispondente da Parigi, su Repubblica: “ Sabato sera, per celebrare i 40 di carriera del più popolare cantante di Francia, c'erano un milione di persone sul Campo di Marte (e 9 milioni davanti alla diretta tv di Tf1), la spianata di 800 metri che dalla torre arriva all'Ecole Militaire. Johnny il tenebroso ha regalato loro un concerto monstre da 41 milioni di franchi, 12 miliardi di lire, con luci ed effetti speciali clamorosi, con fuochi d'artificio costati due milioni e mezzo di franchi, 750 milioni di lire, poco meno di quelli del 14 luglio, la festa nazionale francese. Da tempo in Francia lo chiamano Johnny e basta, come un vecchio amico, come un compagno di sbronze. Non ha più cognome l'idolo, l'intramontabile, l'uomo che ha tradotto in francese il meglio del rock e del rhythm'n'blues americano. Ci vuole un coraggio da leone a cantare Noir c'est noir al posto di Black is black (1966, dopo un tentativo di suicidio). Ma oggi quale cantante al mondo raccoglie, anche in un concerto gratuito, un milione di persone davanti a un palcoscenico e nove milioni davanti alla tv? Chi, a 57 anni (giovedì prossimo li festeggerà con un altro concerto gratuito nel parco di Sceaux, vicino Parigi), appare in scena dall'esplosione di un enorme pallone d'argento e può permettersi 24 canzoni, quasi tutte rock, per due ore di seguito senza riprendere fiato? (…) Circondato dai musicisti, dal suo maestro di cerimonie (lo stesso da 20 anni, un signore nero in vestito tigrato che si agita sul palco come un forsennato), da quattro coriste-ballerine strepitose, Johnny porge la sua musica senza mai sorridere e, sempre serissimo, prende pose plastiche da rocker. Giacca a disegni damascati, camicia di seta lucida nera e pantaloni molto scampanati, inizia il concerto con “Allumez le feu”, continua con la versione francese di “House of the rising sun”, “Quelque chose de Tennessee”, “Noir c'est noir”; per “Vivre pour le meilleur” invita sul palco Sonia Lacen, una cantante bionda e cicciottella di 16 anni, "sono il suo padrino" dice; canta “Ma gueule” con Les Rita Mitsouko, gloriosa band francese; per “Dans ma peau” attorno a lui compaiono nientedimeno che venti ballerine del Crazy Horse, parrucche bionde, pantaloni rossi, bretelle nere e tette al vento: Johnny neanche le guarda. Alla fine però le presenta gentilmente. Poi scappa via e si cala dal cielo in un ascensore di ferro. Si è cambiato d'abito, ora la camicia è gialla e mette impietosamente in evidenza alcune pinguedini. Johnny canta “Que je t'aime”, la straziante Quanto t'amo che per qualche tempo gli diede popolarità anche da noi. Dopo “L'envie”, e “Aimer vivre” se ne va senza un sorriso. La Tour Eiffel inizia a illuminarsi di fuochi d'artificio, sembra un missile pronto al decollo. Ma la gente vuole Johnny, un milione di persone si mette a gridare. Lui le lascia sfogare per almeno dieci minuti tra le esplosioni dei fuochi. Riappare, è commosso. Dice: "Sono tornato per dirvi quanto vi amo e per ringraziarvi di questi 40 anni di felicità””.
Di tenore diverso la recensione del concerto apparsa su La Stampa a cura di Enrico Benedetto, visto che si pone subito l’accento sul costo di questo concerto gratuito – 12 miliardi – e si stima il pubblico in mezzo milione di persone, la metà di quanto annunciato da Repubblica. Per il resto, i toni celebrativi sono gli stessi: “ Con quarantuno fra lp e cd nel suo palmarès, potrebbe cantare due giorni di seguito. Ma i 20 brani che sceglie hanno una storia speciale. , per esempio, è a firma Françoise Sagan, quella di . Ma tra l’inaffondabile hit parade hallydayana ecco i duo con Sonia Lacen, Florent Pagny e i Rita Matsuoko, ripresi da sei maxischermi. E nel finale, l’indimenticabile di Edith Piaf. è, per Johnny Hallyday, un credo. Riguarda le donne - inclusa l’ex moglie bulgara pariginizzata Sylvie Vartan, che pratica tuttora il genere melodico - i soldi scialacquati, gli eccessi vari (narrò su il suo mal di vivere, e le sue confessioni fecero epoca), il look giovanilistico. Nel ’98, dichiarò: . Invece lui resiste. E non concedendosi qualche Olympia a intervalli ragionevoli come gli attempati crooner del panorama francofono: Trenet, Aznavour, Bécaud, Moustaki... Lui riempie gli stadi - incluso quello da 80 mila poltrone in cui Zidane & C. vinsero il Mondiale - e fa tuttora strage di ragazzine/i benché il ciuffo biondo vivo brilli per innaturalezza e di profilo sporga quella pancetta su cui ironizza volentieri. La Francia snob lo considerò sin dall’inizio un male necessario per svagare i famosi giovani. Ma il guaio, con Johnny, è che dura. . Il segreto, nessuno riesce a carpirglielo. Ma in compenso, dopo lungo surplace gli intellettuali si mobilitano per celebrarlo. Prendiamo Daniel Rondeau, saggista di fama. Innamoratosene, ci regala sull’ultimo un languoroso dialogo con il suo idolo. E ormai la Parigi letteraria preme per farsi musicare da lui: Labro, Ravalec, Djian. Come la Due Cavalli e le baguettes, l’improbabile francese Johnny Hallyday (si chiama Jean-Philippe Smet) figura ormai nel patrimonio nazionale. E tuttavia, un rimpianto ce l’ha. L’America. Vorrebbe essere, come Céline Dion oltreoceano, la voce rock della francofonia senza frontiere. Ma gli States lo tradiscono. Ha un bel trascorrere mesi a Los Angeles, cavalcando Harley con la bionda Laetitia (sposata nel ’96 e non ancora trentenne): il pubblico Usa proprio non vuole saperne. Ne testimonia il recente insuccesso a Las Vegas. E in fondo, non si può dire che l’Europa straveda per lui. Meglio fare l’americano a Parigi”. La notizia del concerto di Halliday viene anche riportata dal Giorno.
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