I duetti di Pavarotti, 'elefante in una cristalleria'

I duetti di Pavarotti, 'elefante in una cristalleria'
Citiamo nel titolo un passaggio del commento alla serata canora di ieri a Modena firmato da Gino Castaldo su "Repubblica", che, mentre la maggior parte dei commentatori critica (a ragione) le esibizioni poco convincenti di alcuni degli ospiti internazionali, mette l’accento sull’inadeguatezza "strutturale" di Pavarotti a confrontarsi con la musica popolare di oggi: "Perché andare a duettare con la cupa espressività rock degli Skunk Anansie, lontana anni luce, perché disturbare la soffusa ballata poetica di Tracy Chapman ‘Baby can I hold you tonight’, un capolavoro di delicatezza, con un'irruzione grottesca che, come nei cartoni animati di Tom e Jerry, ha tracciato invisibili crepe nelle orecchie degli spettatori. E infine perché andare a lasciare un'impronta così devastante su "Manha de carnaval" coinvolgendo il mago delle sfumature, Caetano Veloso? (...)Quando sconfina troppo al largo dalle sue caratteristiche, proprio come un elefante in una cristalleria, Pavarotti è capace di frantumare tutto quello che incontra, con un coraggio invidiabile, questo va detto, deciso a misurarsi con qualsiasi genere musicale, e anche questo sarebbe ammirevole, se non fosse che lo stile classico ha un forte limite: è aulico e retorico, per definizione. E' magniloquente, e non si addice al sussurro, alla personalizzazione naturale del canto, che invece è alla base di gran parte della musica popolare".
Fa notare giustamente Marinella Venegoni sulla "Stampa" che "Il maestrone è parso più seriamente impegnato del solito nel mestiere passeggero di duettatore; aveva provato ancora ieri pomeriggio tutte le sue parti senza mai però lasciarsi sfuggire uno di quei sorrisi che gli escono facili in altre occasioni: sarà il fisco, ma certo anche i suoi consiglieri musicali del ‘Pavarotti & friends’ non sono mica tanto suoi friends come sembra; lo cacciano in situazioni problematiche, ignorando che anche un carisma ultradecennale può venire messo a repentaglio e alla lunga tramontare, sotto i colpi di cattive frequentazioni artistiche (...) Ieri il tenore ci è sembrato soffocato da criteri di bassa promozione discografica (...) E se con gli Aqua ‘Funiculì funiculà’ è finita almeno in una sceneggiata demenziale appena riscattata dal coro, il Savage Garden di ‘O’ sole mio’ era da karaoke a Broccolino (...) Enrique Iglesias, altro venditore di dischi, era da karaoke pure lui, energico quanto una ricotta in ‘Cielito lindo’ (...) Più credibili apparivano i duetti con due donne generose come Skin e poi Annie Lennox, che però sono artiste vere, e si vedeva che ci mettevano l’anima. Il seriosissimo George Michael ci ha messo solo se stesso, ed è bastato".
Gloria Pozzi e Mario Luzzatto Fegiz sul "Corriere della Sera" firmano a quattro mani un articolo che invece promuove a pieni voti lo show, con tanto di pagella dei duetti che fa registrare un’unica (prevedibile) insufficienza ("O sole mio" con i Savage Garden) e una sufficienza un po’ risicata (quella del duetto con Biagio Antonacci, ripetuto nel corso della diretta, così è stato detto, "per ragioni di suono"). Un nove se lo aggiudica Monica Naranjo, la Mina spagnola: "Molti, vedendo il cast, si chiedevano la ragione della presenza di questa cantante molto nota in Spagna, ma del tutto sconosciuta qui. Dopo avere ascoltato la sua interpretazione con il maestro dell'‘Agnus Dei’, prorompente o esagerata come avrebbe potuto farla la vera Mina se mai avesse accettato di esibirsi, la sfida è risultata chiara. Anche per via del look piuttosto audace, è un personaggio che ha diviso la platea (...) Nel complesso un'ottima edizione, come interpreti e come canzoni. Ma il rituale dei duetti sembra aver fatto il suo tempo. S’impone riforma e/o trasloco".
Marco Molendini sul "Messaggero" è in linea con il parere dei suoi colleghi nel dire che "Il duetto migliore Pavarotti lo ha fatto con il Dalai Lama. Sorridente, divertito, il ‘papa’ buddista ha lanciato il suo messaggio con disarmante semplicità". Quanto alla musica, il commento è netto: "La serata del Pavarotti International si è rivelata una lunga e spesso noiosa cavalcata, con pochi momenti di ristoro (specie nei momenti solistici, cioè quando alcuni ospiti di carisma come gli Eurythmics o Caetano Veloso hanno potuto esibirsi da soli con la propria musica senza l’ingombro del padrone di casa). Piuttosto, la pena dei duetti ha afflitto una buona metà del concertone. Con alcuni momenti imbarazzanti (...) Farà bene al Tibet e alla Cambogia, questo Pavarotti International (...) ma sicuramente fa male alla musica".
Sul "Giorno", il commento musicale della serata è affidato a Marco Mangiarotti (ma in realtà di musica si parla poco), mentre Andrea Spinelli confeziona un pezzo con vari approfondimenti sui protagonisti, da George Michael (all’unanimità tra i più acclamati) ad Alessia Marcuzzi.
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